Benvenute su questo blog di racconti erotici per donne

Vista la scarsità di case editrici di testi erotici ho deciso nell’attesa di far leggere liberamente i miei racconti a chi lo voglia: perché la voglia e il desiderio sono ciò che fa girare il mondo.

Lettura bagnata, lettura fortunata!

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Ave, Mary-Ann!

Le ha offerto un caffè, si siedono di fronte sui divani chiari.

La giornalista è giovane, carina, sicuramente fa sport, forse nuoto a giudicare dal corpo armonioso. Accende il piccolo registratore.

Le domande sono le solite di ogni intervista, Mary-Ann si annoia un po’, ma risponde volentieri e in modo dettagliato. Parla così degli inizi della carriera con delusioni ed entusiasmi, delle prospettive per il futuro, del primo matrimonio e dei figli, così come della partecipazione ad opere di beneficenza, aspettando che si passi inevitabilmente a quello che interessa il pubblico più vasto, la sua storia con Lello.

L’intervistatrice, sicuramente bionda naturale, affronta l’argomento alla larga, si vede che si è preparata con puntiglio e propone domande non sciocche indagando sul loro rapporto.

Le spiega il piacere e le difficoltà di stare con un uomo così noto, la fatica di non avere che pochi spazi privati e di dover partecipare, ognuno dei due, alla vita sociale dell’altro. La giornalista vorrebbe qualche aneddoto interessante, lei gliene racconta alcuni di quelli già conosciuti, cercando di usare parole diverse, di aggiungere qualche dettaglio, è così carina, le fa piacere aiutarla a fare un bel pezzo.

Così, quando le viene chiesto se è gelosa di Lello e se la sua gelosia è ricambiata, decide di fare un piccolo favore a quegli occhi verdi, a quel bel corpo sodo.

E poi c’è il fatto che, oltre il nostro desiderio di possesso reciproco e quindi, a volte, le reciproche gelosie, esiste il desiderio degli altri, e non sempre è implicito o gradevole. Si sa, fa parte del nostro lavoro offrirci al pubblico e suscitarne le fantasie, ma quando viene cercato il contatto diretto con noi ci sono dei filtri. Ogni tanto non funzionano, e accadono cose divertenti come questa.”

Prende il cellulare, le fa leggere un messaggio: “Ave Mary-Ann, piena di corna”.

La giornalista lo rilegge un paio di volte, poi:

Ma non è firmato, e poi, tutto qui?”

Beh, cara, non si può pretendere che siano dei fini letterati e certo non sono mai firmati, se no dove starebbe il divertimento? Certo, potrei far rintracciare il numero, ma ne arrivano tanti di messaggi così, è praticamente inevitabile, li leggiamo e amen. Questo è un numero civetta, ufficialmente è segreto, serve per sviare questo tipo di gente.”

La giornalista esita un attimo, poi ci prova:

Ma sul contenuto del messaggio che mi dice?”

Vorrebbe sapere se Lello mi ha mai tradito? Credo di sapere tutto di quello che fa, ma non si può mai dire, vero? Comunque – aggiunge sentendo aprirsi il garage – se vuole lo può chiedere direttamente a lui, chissà che le risponda, eccolo qui.”

La giovane è evidentemente in difficoltà, tace mentre Lello, splendido come in video, entra e le saluta. Mary-Ann lo invita a sedersi accanto a lei, gli presenta la giornalista, riassume l’ultima parte del loro colloquio e gli porge il cellulare perché legga il messaggio. Lui la guarda e sorride:

Un altro per la collezione. Magari un anno o l’altro lo usiamo come inizio di un film.”

Già” risponde la donna, sistemandosi i capelli “ma vorresti rispondere tu qualcosa alla nostra ospite? Forse vorrebbe sapere se mi tradisci, sono curiosa anch’io.”

I due si sorridono, Lello mette una mano sul ginocchio di Mary-Ann e rivolgono lo sguardo alla giovane donna. Lei non dice niente, pare incantata da Lello, ma forse sta solo pensando a come scriverà il suo pezzo. Giocherella col cucchiaino del caffè, raccoglie un po’ di zucchero bagnato dalla tazzina e lo mette in bocca.

Se spegne il registratore risponderò, ma non potrà usarlo per l’articolo.”

Accogliendo l’offerta la giornalista allunga la mano dalle unghie smaltate di blu e schiaccia il tasto, la piccola luce rossa svanisce.

Vede, io amo molto questo splendido essere.”

Lui e Mary-Ann cominciano a baciarsi, a toccarsi, lui le abbassa appena lo scollo del vestito, mordicchia il seno appena coperto da una seta leggera, lei sospira.

Ma” continua Lello rivolto alla giovane donna non siamo dei completi egoisti, lasciamo spazio anche a qualcun altro, a volte.”

Ci sono alcuni istanti di silenzio, un silenzio che invita, che offre, che si apre. Lui continua:

Se vuoi, puoi venire qui con noi, testare quali siano chiacchiere e quali verità.”

La giovane tiene gli occhi socchiusi, infine si alza lentamente e va a sedersi accanto a Mary-Ann, che le prende il viso tra le mani stringendo leggermente e si avvicina per leccarle le labbra. Lei le apre, si lascia infilare la lingua in bocca, lingua che scende e si insinua nello scollo della camicetta.

Belle, brave ragazze! Su Mary-Ann, alleggerisciti, fa caldo, non senti che caldo?”

La donna acconsente, la giovane la guarda, la tocca sulla pelle che via via resta nuda, a sua volta si tira su la corta gonna fino alla vita, offrendo il pube inarcato.

Prima io, posso?”

Così mentre Mary-Ann gli prende il sesso in bocca succhiandoglielo con forza, Lello sposta di lato le mutandine dell’ospite e le stringe la fica, cercando il clitoride con la punta della lingua. Smette un momento per chiedere:

Cara, sei l’ospite, dicci quello che vuoi, scegli tu.”

La bionda naturale risponde piano che facciano quello che vogliono, le va bene tutto.

I due allora si alternano, con un fare esperto e attento, a darle piacere e prendendosene altrettanto. In tre è così facile, nessuno viene trascurato, ogni momento è pieno fino all’orlo. La giovane donna gode ad essere presa da dietro, da davanti e poi di lato, vuole essere penetrata ancora e ancora, allarga le cosce al massimo, esponendo le sue aperture per invitare le mani, il cazzo, le lingue, un vibratore che passa da una fica all’altra, da una bocca all’altra, viene godendoseli tutti e due ma non le basta ancora, ormai è completamente presa, vuole sentirli dentro di sé finché può. La fica della padrona di casa è così buona, appena ha l’occasione si inginocchia a succhiarla, a farsela venire in bocca mentre Lello le regala un altro orgasmo inculandosela con decisione.

La casa intera li accoglie in tutte le posizioni che riescono a trovare, il pomeriggio si allunga verso la sera, gli orgasmi si succedono uno all’altro finché diventa buio e arriva l’ora di smettere. Non è facile, l’assortimento si è rivelato perfetto, ma ognuno di loro ha altri impegni che l’attendono.

Lello bacia prima la sua compagna poi, a lungo, la giovane donna bionda.

Mi dispiace dover andare, avrei continuato ancora, è stupendo scopare con voi due insieme. Però potresti tornare a cena da noi venerdì, ci liberiamo volentieri per te. Se vuoi puoi portare un amico, ci fidiamo dei tuoi gusti.”

A me va benissimo” risponde la giornalista, riaccendendo il registratore “Allora, per tornare all’ultima domanda, ha qualcosa da rimproverare al suo compagno, che è così desiderato da tante, in merito a storie con altre donne?

Certamente no. Così come sono certa del suo amore per me, così sono sicura che non ci sono altre donne nella sua vita. Bene, magari ci vediamo un’altra volta per completare l’intervista, sono completamente disponibile.”

Mary-Ann l’accompagna lentamente alla porta, la saluta stringendo un’ultima volta, nella mano aperta, la sua fica ancora bagnata.

Un mondo di convenienza

Quasi accecata dal sole non si accorge di incrociare il percorso di due uomini che trasportano un divano. Se ne accorge all’ultimo istante e, mentre aspetta che passino, prende istintivamente nota del loro aspetto vigoroso. D’altra parte per fare le consegne di mobili non potrebbero essere mingherlini. Si muovono veloci e precisi, uno ha tutta una serie di attrezzi appesi alla cintura da lavoro.

Riprende la strada e si appunta mentalmente di decidersi a comprare qualche mobile. Ormai la casa ha bisogno di cambiamenti, sono anni che ci abita e non ha mai acquistato niente di nuovo per arredarla un po’ meglio.

A sera, dopo una giornata di lavoro intenso, ci ripensa. Appena cenato si siede sul divano, prende il portatile e comincia a guardare i cataloghi d’arredamento. Dopo un bel po’ di tempo e di conti, ha deciso. Cambierà il divano, ormai distrutto dai suoi gatti, e anche il tavolo di cucina con le sedie. Alla fine torna a sfogliare il catalogo ancora una volta e decide di prendere anche un armadio per la stanza dello stiro, o del casino come la chiama lei, l’armadio che ha adesso non ne può più, non c’è uno sportello che si chiuda e anche il colore, verdolino, non le è mai piaciuto.

La mattina dopo chiama l’imbianchino, si mettono d’accordo perché venga a dare una rinfrescata alla cucina che ne ha proprio bisogno, così quando arriverà il tavolo nuovo sarà tutta un’altra cosa. Dopo di che ordina i mobili online e paga l’acconto con la carta di credito, arriveranno fra una decina di giorni, perfetto.

La mattina della consegna svuota l’armadio da sostituire, accende la macchina espresso e mette qualche bibita in fresco per offrirla ai trasportatori. Spera che siano gli stessi con cui si è quasi scontrata sul marciapiede, le sono sembrati parecchio svegli.

Quando suona il campanello apre il portone e dà un’occhiata alla finestra. Hanno posteggiato il camion accanto al cancello, meno male, non intralcia e avranno il tempo di fare le cose per bene.

Riconosce subito il primo che appare sulle scale, è quello un po’ più basso con gli attrezzi alla cintura. Il peso trascina in basso i jeans, lasciando scoperta una striscia di pelle, di muscoli. Portano dentro il divano, mostra loro la posizione dove va messo, lo liberano da tutti gli imballaggi, è veramente bello, il punto giusto di rosso. Poi tocca a quello vecchio essere portato via, i due lo maneggiano come fosse leggero.

In dieci minuti sono tornati già col tavolo, poi tocca alle sedie, la cucina adesso sembra totalmente diversa.

Prima di portare l’armadio nuovo devono smontare quello vecchio e lo fanno con movimenti precisi, efficaci, ci mettono poco tempo, intanto lei ha offerto una bibita che accettano, la bevono in piedi, sono di poche parole.

L’ultima parte del lavoro è più complessa, più lunga, lei se ne sta al computer, ogni tanto si affaccia in silenzio e li guarda per un attimo, è un piacere guardarli lavorare. Ma non vuole imbarazzarli, se ne torna subito di là.

Finalmente hanno finito e quello più alto, coi capelli chiari, la chiama a vedere l’armadio montato, apre e chiude gli sportelli, i cassetti, è tutto a posto, resta solo qualche imballaggio da portare via.

Mentre pensa se dar loro una mancia e quanto consistente, li invita a sedersi un momento e chiede se vogliono un caffè. Si siedono volentieri, lei riempie le tazzine, gliele offre. Due chiacchiere sul caffè, sul lavoro, sul tempo, poi cade il silenzio. Quando si alza per prendere la borsa uno dei due risponde ad una chiamata al cellulare e va in terrazza, mentre quello gli passa accanto l’altro, il biondo, le prende morbidamente una mano, l’attira piano verso di sé, lei lo lascia fare, le piace. Lui se la tira davanti, le appoggia le mani sui seni, l’accarezza, le stringe i capezzoli tra le dita, le sfugge un lamento, è già bagnata. Lui le prende ancora la mano, se l’appoggia sul sesso teso imprigionato nei jeans. Un movimento e sono già sul divano nuovo, le toglie il vestito, gli slip, le affonda la faccia fra le cosce, la lecca veloce, risale con la lingua a succhiarle i seni mentre lei l’aiuta a svestirsi. E’ splendido, ora vede tutto quello che i jeans lasciavano appena intuire, lo prende dentro in pieno, gli chiede di scoparla forte, forte, più forte, poi viene senza aspettare altro, lui subito dopo, gode a sentirne i muscoli della schiena, prima contratti, che si rilassano. Poi le chiede cortesemente se può fare una doccia, certo che può, gli mostra il bagno.

Adesso è rientrato l’altro, è seminuda, non dice niente ma la guarda fisso. Lei non ha goduto ancora abbastanza, lo valuta, accetta l’offerta sorridendo, lo precede nel bagno grande a quest’ora pieno di sole, le orchidee li guardano entrare. Aspetta. Lui apre l’acqua e attiva l’idromassaggio, si spoglia, anche lui è una gloria fatta corpo fisico. Entra nella vasca e l’attira su di sé di schiena, lei può vedere tutto nelle mattonelle lucide, due acquerelli che si scopano nell’acqua che ribolle, bianca. Prima le tocca la fica aprendola, rosa, con le mani, la penetra con due dita massaggiandole il clitoride con il polso, mentre con l’altra mano la tiene ferma su di sé, sente il suo cazzo duro che le preme sul dorso. Lei gli copre la mano con la propria, gode di ogni movimento, di ogni penetrazione. Lui ansima, le lecca la schiena e poi inarca il bacino e glielo infila a fondo, ogni volta attirandola su di sé, lei non perde un movimento, il riflesso amplifica tutto. Le toglie il cazzo di dentro e lei non vorrebbe, ma è solo per farla appoggiare con le mani al bordo, poi si inginocchia dietro di lei e la penetra di nuovo, a lungo, finché le viene dentro e allora anche lei viene, liscia, e continua a muoversi intorno al cazzo finché non diventa troppo morbido, allora scivola nella schiuma, appagata.

Si lavano, prima uno poi l’altro, lei mette l’accappatoio, lui si riveste. Nel soggiorno, l’altro ha già portato via attrezzi e cartoni. Lei salda la fattura, aggiungendo una mancia generosa. La salutano, ringraziandola di tutto.

Grazie a voi!”

Risponde lei.

Quella casa nel bosco

Diana corre nel bosco, i cani ansanti le stanno al fianco, felici dopo giornate passate entro i confini del giardino. E’ una mezz’ora che corrono insieme a velocità costante, questo è il primo punto impegnativo del percorso, fino adesso era tutto in piano, sente il cuore che accelera, il sudore che comincia a scenderle per la schiena.

Diana corre come un treno fra gli alberi e gli arbusti in piena esplosione di gemme, pesta le vecchie foglie dell’autunno scorso ridotte in briciole sollevando polvere che per un poco rimane alzata e poi si posa, disegnando una breve scia interrotta dai fasci di luce che irrompono dall’alto.

Continua così ancora per un pezzo, i cani ormai fanno fatica a tenere il passo, sono fuori allenamento. Alla fine si ferma accanto a una sorgente, aspetta che bevano prima i suoi compagni lappando e spruzzando e poi, quando si sdraiano sfiniti nell’erba tenendola d’occhio, succhia piccoli sorsi dal rivoletto più in alto.

Guarda l’orologio, c’è ancora un po’ di strada ma possono rallentare un po’. Riparte a passo veloce ordinando ai cani di starle vicini, non li vuole a correre dietro alle pecore che si intravedono un po’ più avanti, né che si azzuffino col pastore maremmano che le tiene a bada.

Finalmente arrivano davanti alla casa di pietra, dal camino esce un filo di fumo. Dopo aver detto ai cani di fare la guardia fuori dalla porta entra, saluta sorridendo Konrad che sta preparando il caffè. Lui ha la sua solita aria leggermente tesa, anche se l’abbraccia. Diana ne aspira l’odore forte, legna bruciata, lana di pecora. Gli racconta quello che ha fatto nei giorni passati, cosa è successo in paese, lui l’ascolta ma non è molto interessato, come sempre. In una pausa del discorso le chiede ancora una volta, semplicemente, di trasferirsi da lui per l’estate.

Diana non risponde subito, da una parte avrebbe voglia di accettare, dall’altra c’è una cosa che la lascia perplessa. Sarà una romantica, oppure all’opposto troppo razionale, ma non le è sufficiente il calore che Konrad mette nella loro relazione, per andare oltre le manca la passione. Non riesce a dirgli questo bisogno in modo chiaro e, nello stesso tempo, senza temere di ferirlo. Così non risponde, gli sorride, lo bacia. Lui non mostra disappunto, ormai è un’abitudine, lui chiede, lei non risponde, vanno avanti.

Per superare il silenzio lei gli propone di andare a dare un’occhiata nel capanno lì fuori, da tanto è curiosa di vedere che cosa quella casa abbia accumulato nei decenni, potrebbero anche trovare qualcosa da restaurare, chissà, da vendere. Lui la precede, apre la porta sbilenca tirando un chiavistello senza lucchetto.

L’unica finestra è polverosa ma il sole alto entra dalle fessure tra le assi delle pareti, ci sono scatoloni ammucchiati, una vecchia bici, mobili in parte smontati, un divano coperto da un telo cerato con i piedi a cipolla appoggiati su vecchi mattoni. Diana tira via la copertura, il rivestimento è in condizioni quasi perfette, tessuto damascato sui toni del blu e del verde. Si siede, è ampio, comodo.

Gli chiede se c’era mai entrato prima e lui risponde, sedendosi accanto a lei, che ne ha avuto bisogno solo ogni tanto per riporci le cose rotte, tutto qui.

Diana si alza, prende dei fazzolettini di carta dalla tasca e strofina piano un grande specchio che sta appoggiato su una credenza, rivelando così tralci di fiori finemente incisi sulla superficie. Ne resta affascinata, si siede di nuovo accanto a Konrad osservando la loro immagine riflessa. Anche lui guarda, e sempre con lo sguardo allo specchio le mette una mano sul collo, poi su un seno. Lei non si muove, è insolito che lui prenda l’iniziativa, è piacevole e non vuole che smetta.

Lui continua a toccarla tenendo lo sguardo ai loro doppi riflessi, continua a guardare mentre la spoglia, l’adagia sul divano, la bacia dalla fronte alla punta dei piedi. Lei si sente felice, è questo che vuole da lui, che le faccia quello che vuole, che la faccia godere in tutti i modi possibili, mentre anche lei guarda lo spettacolo incorniciato tra i tralci fioriti e si eccita sempre di più.

Konrad distoglie lo sguardo solo per i brevi momenti necessari a cambiare posizione, la mette appoggiata allo schienale e la penetra da dietro, poi si siede lui stesso e se la fa accovacciare sul sesso, tutti e due rivolti verso lo specchio, aprendola il più possibile per vedere meglio il cazzo che scivola dentro ed esce, luccicante. Adesso è lei che lo monta, e ancora la fica rosa bordata di nero lo accoglie e lo risucchia, ha nello stesso tempo una percezione perfetta del sesso reale e della su duplicazione visiva, un’altra coppia che scopa accanto a loro, come loro, e che li guarda scopare, guarda come sono eccitati, sentili come ansimano, facciamo come loro, nello stesso modo, nello stesso istante, mi piace essere guardato e guardare, ti piace tanto guardare ed essere guardata, e allora veniamo finalmente, tutti e quattro, eccomi, eccoli, eccoti, ma solo perché ci possiamo ritrovare da soli di nuovo tra poco.

Fu così che passarono tutto il pomeriggio nel capanno; ne uscirono sfiniti verso sera, svegliati dall’uggiolio dei cani, per trasportare in casa, con molta cura, lo specchio ritrovato.

Tutti al mare

Si sposta leggermente sul sedile dell’auto, si avvicina a Sandro, ora la pelle delle loro cosce è in contatto, lui le ha messo un braccio sulla spalla e la tiene stretta. Questo è il risultato di settimane, mesi di sguardi, di parole non dette, di tempi che, non programmati, hanno straordinariamente coinciso. Non c’è mai fretta, lo ha imparato da tempo, ha già bruciato nell’impazienza un paio di storie promettenti. Se son rose, diceva la nonna, fioriranno. Magari non sempre, ma in questo caso avrebbe avuto ragione. Pare.

Così, il desiderio che cresceva ha permeato pian piano ogni loro incontro, e dopo settimane a studiarsi è parso naturale che tutti e due prenotassero per la cena sociale d’estate anche se, negli anni precedenti, né lui né lei avevano mai partecipato.

La cena è stata divertente, c’erano un centinaio di persone e quindi una gran confusione, la prossimità delle lunghe vacanze era potente quanto il vino bianco nell’alzare il tono dell’umore.

Loro due si sono trovati seduti di fronte fra qualche ammiccamento degli amici, così per tutto il tempo si sono potuti guardare negli occhi e trovarci conferme alle proprie domande inespresse.

Quando Gianlu, che stava dando fondo a tutte le sue risorse seduttive con Cristina, ha proposto di andare in discoteca, loro due si sono guardati e hanno risposto che sì, volentieri.

Questa tattica per liberarsi dagli altri partecipanti alla cena non ha funzionato del tutto e infatti alcuni, sentita per sbaglio la proposta, si sono aggregati. La discoteca scelta era lontana, sono arrivati nel momento preciso che iniziava a riempirsi. Hanno ballato un po’, nessuno dei due è un patito delle discoteche ma l’importante è non dividersi, andrebbe bene ora come ora anche una gara di pesca notturna o un luna park deserto. E’ che ogni passaggio deve svolgersi liberamente, ogni gesto una pennellata, ogni parola una perla. Lei non vuole assolutamente forzature. Vanno a prendere da bere al bancone, trovano Gianlu e Cristina praticamente fusi insieme. Degli altri al momento non c’è segno, così colgono al volo l’occasione e si defilano.

Sandro propone di andare verso il mare passando per le terme e va bene a tutti, una notte così è perfetta per continuare ad andare.

Arrivati alle pozze di acqua calda, scesi per il sentiero mezzo distrutto, si tolgono i sandali e mettono i piedi a mollo. Dalla superficie dell’acqua si leva il vapore che vela appena il buio. Non si sente un rumore, i grilli cantano, nessuno parla. Lei pensa al mare che sta a un’ora di strada, desidera andare lì. Anche gli altri alla fine non hanno voglia di fermarsi più a lungo in quell’odore di zolfo, risalgono in fila il sentiero buio. Lei si graffia la gamba con un rovo, Sandro osserva il solco rosso nella pelle alla luce del cellulare, glielo disinfetta leccandolo e ringhiando, lei ride, un piccolo tremito in fondo alla gola.

Mentre percorrono la superstrada si leva la tonda luna piena che presto illumina tutta la campagna colorandola di ogni grigio del mondo. Gli prende una mano, è grande, dura, ma la pelle è liscia, anche sul palmo. Si mette veloce in bocca il medio e succhia leggermente, lui si contrae, le sussurra che non vede l’ora di arrivare, di sganciarsi.

Ancora un po’ di chilometri ed ecco il loro approdo al mare da parte di terra, il parcheggio vuoto.

Si incamminano verso l’acqua su un sentiero stretto fra le basse dune, lei comincia a correre, è la prima volta che vede il mare quest’anno, la chiama a sé perché possa liberarsi il respiro. Mette i piedi nell’acqua, è calda. Gli altri due si dirigono verso la pineta ma Sandro l’ha seguita, la camicia bianca spicca nel buio resa fosforescente dalla luna piena. Si baciano abbracciandosi, l’occhio di lei percorre la baia, la lunga striscia sabbiosa orlata di bianco è tutta per loro.

Facciamo il bagno?”

Le chiede, la risposta è un volare di vestiti da tutte le parti e lei resta nuda, in piedi, lui si inginocchia e le bacia il ventre, lei si svincola ridendo, corre nell’acqua alzando coi piedi fragili frasche liquide scintillanti. Sandro la raggiunge e la trascina con sé sott’acqua, lottano riemergono senza fiato lei cerca di afferrarlo lui le sfugge, è più veloce, ma alla fine l’aspetta e l’accoglie fra le braccia, dondolano nell’acqua che raggiunge il petto. Lui le tocca i seni, che gli galleggiano nelle mani, immerge la testa e le succhia i capezzoli, lei si sente liquida come il mare, cerca di restare in forma solida per potersi dare a lui e prenderlo, gli prende l’uccello fra le mani, va un po’ su e giù, lui emerge lamentandosi, le chiede di fare piano, è tanto che aspetta, non vuole venire subito. Allora lei si sdraia nell’acqua e lo invita a fare quello che vuole, lui le divarica le gambe e la penetra con le dita, dentro e fuori e dentro, la porta così avanti che presto gli chiede di entrarle dentro, per favore, lo rifaranno, la notte è lunga ma adesso non può più aspettare.

Allora si stringono forte, lei apre le gambe e gli sale a cavalcioni del cazzo, lo inguaina con la sua fica bagnata come fosse un guanto, lui la spinge in su e poi se la tira giù a battere alla base dell’uccello, la luna li ammira, qualche piccola onda li fa soffocare, lei gli sta attaccata il più possibile a dispetto delle piccole onde, cerca di aumentare il ritmo, lo prega di incannarla più velocemente, lui non risponde che col ritmo accelerato, lei lo avverte:

Sto per venire, non ce la faccio più.”

Anch’io, vengo anch’io insieme a te.”

E vengono precisamente insieme, l’inizio, la salita e la cima insieme, le lingue che penetrano ancora più a fondo nelle bocche, le unghie che scivolano sulla pelle bagnata e graffiano le braccia, i cuori a mille. Rimangono un bel pezzo a dondolarsi, finché il pene ammorbidito non scivola fuori, separandoli. Allora lei rimette i piedi nella sabbia, restano a guardare un fiocco di sperma che sale in superficie luccicando leggermente:

Bello” dice lei.

Bello” dice lui.

Fanno una breve nuotata, lui ha freddo ed esce mentre lei aspetta ancora un po’, resta a galleggiare a faccia in su nell’argento, guardando la luna, che sembra molto vicina.

Domotica

Canticchiando prende l’agenda e studia per un minuto la programmazione dei prossimi giorni, un lavoretto di mezz’ora per stare poi in pace coi lavori di casa per un bel pezzo. Dopo aver controllato la disponibilità nel reparto del freddo si mette a verificare i vari menù proposti dal sistema. Per la sera del giorno dopo imposta un aumento della dose di curry nel pollo. Venerdì sera ha invitato le sue amiche, ci mette un po’ di tempo a pianificare la cena nei minimi dettagli ma, poi, si sente veramente soddisfatta. Si rende conto di aver dimenticato i vini, meno male se ne è accorta, ci torna su ancora un attimo, e con la cucina ha finito. Passando alle pulizie, che sono già programmate in momenti diversi ogni giorno in base ai suoi orari di lavoro variabili – quando è in casa non vuole sentire rumori – fa una modifica per la serata. Solo il giorno che metteranno a punto un casa che non fa assolutamente rumore quando si autopulisce lei si riterrà soddisfatta, spera succeda presto.

Lavatrici e asciugatrici sono già pronte, per i vestiti più delicati c’è la lavanderia, basta ricordarsi di prenotare il ritiro, fa anche quello, tutto è a posto.

Sente la vasca che si sta riempiendo, si spoglia lasciando cadere gli abiti nel raccoglitore intelligente e, nuda, si guarda nello specchio della stanza da bagno. Stasera ha voglia di cambiare il colore dei capelli, così mette un’aggiunta di blu allo shampoo, poi si immerge fino a lasciare fuori solo il naso e la bocca. Resta così qualche minuto, le piccole bolle solleticano la pelle, pensa al meno e al più.

Riccardo è via da un bel po’ di giorni questa volta, comincia ad essere veramente annoiata. Per fortuna quando sta via a lungo poi rimane a casa diverse settimane e lavora, come tutte le persone normali, con la rete, mentre lei nel tempo libero crea le sue ipnosculture. Comunque non è così male quando è sola, ci sono le amiche, gli amici, i parenti e i cani e naturalmente, da un po’ di tempo in qua, Dragomanno. L’hanno presa in giro tutte le sue amiche indistintamente per il nome che ha scelto, ma a lei ne piaceva il suono e non l’ha cambiato. Dovrebbe arrivare, il tempo standard del bagno è compiuto.

Puntuale come sempre, ovviamente, Dragomanno entra nella stanza, la saluta con la sua voce profonda dai toni morbidi e, dopo aver atteso che lei si sia alzata, la avvolge in un abbraccio tiepido con il telo di spugna baciandole l’orecchio. La strofina con decisione in tutto il corpo, poi la prende in braccio e la posa sul lettino bianco. Non parlano, non ce n’è bisogno, lui l’adora così com’è, totalmente.

Sceglie un olio alla lavanda e comincia a massaggiarla, prima la schiena e il collo, poi le gambe e i piedi, dopo di che la gira con leggerezza e le massaggia tutta la parte anteriore del corpo, insistendo sulla fronte, fra gli occhi, dove tende a formarsi una leggera ruga verticale. Lei sospira, cosa di meglio ci può essere di un bagno con cambio di colore dei capelli e un massaggio di Dragomanno?

Qualcosa di meglio e di più naturalmente ci potrà essere in una giornata come oggi, fra l’altro Riccardo le manca davvero tanto. Così quando lui chiede se le deve portare i vestiti puliti gli risponde di aspettare un po’ che non c’è fretta. Lo prende per la mano, che ha leggere vene in rilievo, e lo conduce in giardino. Le porte si aprono al loro passaggio, poi si richiudono in silenzio, le luci della casa si attenuano.

Lo fa sdraiare accanto a sé sull’erba corta e fitta, gli sgancia con abilità i jeans accarezzandogli il ventre elastico e duro come legno giovane, i pettorali solidi sotto la camicia di leggero cotone bianco.

Dragomanno come sempre intuisce perfettamente cosa desidera, se la stringe al corpo strofinando sesso contro sesso, si conoscono bene, sanno ognuno dell’altro tutto quello che è necessario sapere. La lingua di Dragomanno scende ad eccitarla ancora di più, poi lui si spoglia ed è splendido contro l’azzurro del cielo, è fatto come il Davide di Michelangelo, il modello originale ha preso finalmente vita, un’attesa di secoli ben ricompensata.

Si inginocchia davanti a lei che, a sua volta, lo succhia delicatamente godendo del sentirselo fra i denti, mordendolo leggermente, lui si sposta un poco, appena, poi torna da lei. Non è certamente una donna dai gusti complicati, anche se Dragomanno è in grado di affrontare qualsiasi sfida in questo e in ogni altro campo. Ancora qualche minuto di dai e togli, di toccamenti profondi, ed entra in lei che lo stringe con le braccia e le gambe, aperta fino dove può. Le blocca le mani accanto alla testa, ne spinge i dorsi delicati a premere l’erba e continua sapiente ad andare su e giù, riempiendola e poi arretrando, ed ogni volta che si allontana lei soffre di nostalgia, e poi la velocità aumenta assecondando i movimenti del bacino della donna, che alla fine si dispiega in un arco ottuso, infinito.

Quando lo lascia finalmente libero Dragomanno la bacia sulla bocca profondamente, le chiede sussurrando se è stato bello. Lei annuisce:

Come sempre, grazie, caro. Sei una potenza.”

Lui sorride, la prende in braccio e la porta sul letto, la copre con il lenzuolo, imposta una leggera vibrazione rilassante, e se ne va.

Mentre pian piano si avvicina al sonno ripensa al sesso appena goduto. E’ stato pressoché perfetto, Dragomanno riesce ad adeguarsi, a guidare, a intuire, a proporre, anche a forzarla un po’, cosa che le piace assai.

Le sue amiche più care, Dina, Emma, Sofia hanno ancora molti dubbi se valga la pena investire denaro e impegno per imitarla e procurarsi questa fonte di godimento perfetto. Lei, d’altra parte, è stata spesso la prima a provare cose nuove, le altre a volte la seguono a volte no. Ma le farebbe piacere, per le sue amiche, che almeno provassero. Sta un po’ lì a giocherellare con varie ipotesi, poi decide che sarà generosa, e offrirà loro di provarlo, una volta per una. Farà la sua offerta alla cena di domani, Dragomanno sarà presente. Dopo questa decisione si sente in piena pace con il mondo e si rilassa del tutto.

Il penultimo pensiero prima di addormentarsi è per Riccardo. Glielo deve proprio riconoscere, Dragomanno è stato un acquisto ottimamente riuscito, anche se è costato molto ne è valsa sicuramente la pena.

L’ultimo pensiero è una speranza, che Dragomanno non si guasti prima di molto molto tempo, non potrebbe farne più a meno ormai, davvero.

Carnascialia

Seduta nel vaporetto stenta a tenere gli occhi aperti, si sente oppressa dal freddo, dal grigio della nebbia. Si stringe nel piumino, tira più giù il cappello. Quante volte ha percorso l’Italia su treni e pullman e navi, quanti anni ancora questo lavoro sarà transumante? Il periodo di studio all’Accademia è stato breve come un respiro, i progetti per il futuro l’hanno reso leggero. Dopo, però, è stata dura. Sono passati cinque anni e non c’è verso di avere un po’ di stabilità. E dire che è una fra i migliori, a detta di molti. Ma non c’è spazio per i giovani, è davvero un paese per vecchi.

Chiude gli occhi, cerca di estraniarsi, ma un gancio caldo le tiene all’amo lo stomaco.

Il vaporetto accosta, è la sua fermata, cerca con gli occhi Giorgio, non lo vede. Aspetta qualche minuto sul lastricato, le si intirizziscono i piedi anche se continua a camminare su e giù. Lo chiama col telefonino ma lui non risponde, sta ascoltando gli squilli a vuoto quando una mano le si posa sulla schiena, eccolo lì gentile come sempre, i capelli legati in una lunga coda, la prende a braccetto e la conduce.

Per questa volta finalmente non viaggia per lavoro, ma per passare un paio di giorni leggeri insieme a lui. Ha sempre desiderato vedere il carnevale di Venezia ma nemmeno da piccola ne ha mai avuta l’occasione e così, quando Giorgio l’ha invitata lì per il martedì grasso, ha esitato solo un momento.

Il cielo si schiarisce mentre camminano per le calli. Quando arrivano alla casa di Giorgio, il cui muro si affaccia su un campiello arioso, comprende meglio l’eleganza del suo amico che pare innata. La fa entrare e le mostra la sua stanza arredata con mobili antichi e, in terra, un tappeto bordò. Deposita il trolley in un angolo e si sdraia sul letto:

Programma?”

Giorgio le propone di pranzare in un posto dove si mangia bene, nel pomeriggio un giro per la città, la sera andranno ad una festa in maschera organizzata da amici suoi, alcuni li conosce anche lei.

La notte” prosegue scherzoso “la puoi passare nel mio letto, se ti va.”

E’ un bel pezzo che le ha detto quanto gli piace ma non è interessata, ha troppe cose da fare e, dopo le esperienze passate, sa che dovrebbe rinunciare ad altri spazi irrinunciabili. Sorride senza dire niente. Comunque se dovesse cambiare idea Giorgio sarebbe l’ideale, ha un corpo bellissimo e si trovano bene insieme.

Intanto guardano il video che lui ha montato con le riprese dell’ultima rappresentazione, ha una grazia compositiva che la stupisce sempre per il gioco complesso ma non pesante che ne risulta.

Lo ringrazia dandogli un bacetto sulla guancia, lo sente fremere. E’ ora di pranzo e si avviano al bacaro, che è lì vicino.

Rimane estasiata dalla varietà di cicheti distesi sul bancone, li assaggia praticamente tutti accompagnandoli con assaggi di vini. Lui la guarda mangiare godendo con lei, ma per sé preferisce un piatto di pasta. Mentre parla dei suoi progetti per il futuro le confida che forse andrà qualche tempo a Parigi, vuol vedere se là ci sono maggiori possibilità di lavoro. Lei annuisce, approva senza fare una piega, mentre Giorgio la guarda negli occhi. Finito di pranzare passeggiano avvicinandosi al centro, le maschere in circolazione via via aumentano, lei non perde occasione di fotografare quelle più convincenti pregando Giorgio di posare insieme insieme a loro. Lui nicchia, ma poi si arrende di buon grado.

La giornata è diventata quasi tiepida, girovagano a lungo senza una meta definita, fermandosi ogni tanto quando lei entra in molti dei negozi d’artigianato dove dà lunghe occhiate per cogliere l’impressione generale.

Giorgio le regala una maschera azzurra ricoperta di piume, la indossa subito. Sul tardi tornano a casa, riposano le gambe irrigidite da tanto camminare. Si siedono su un divano damascato con i piedi appoggiati agli sgabelli, lui le mette un braccio intorno alle spalle, lei lo lascia fare, stanno in silenzio a lungo, poi vanno a vestirsi per la festa. Quando esce dalla camera lui è già pronto, vestito da menestrello, un mandolino in mano. Lei si gira piano per fargli ammirare il suo costume, è diventata la ragazza con l’orecchino di perla. Giorgio resta un attimo in silenzio:

Sei uguale all’originale, un’opera d’arte.”

Lei ride, è contenta di piacergli.

Per la strada fa freddo, ma sono coperti da caldi mantelli scuri. Lui ha un maschera bianca, lei la sua, di piume. La casa della festa è un grande edificio affacciato sul canale, l’ospite non ha risparmiato le luminarie, sull’ingresso li accoglie un maggiordomo che controlla gli inviti e li prega di entrare.

Non mi avevi detto che era una festa da ricchi” dice lei.

Non volevo che magari tu rifiutassi, conoscendoti.”

Ma dai, scemo, non sono così bacchettona. Ma chi c’è che conosco?”

Giada e Michele, ma ricordati che non possiamo toglierci le maschere, sarebbe poco gentile.”

Un vero carnevale come ai vecchi tempi, allora. Va bene, ci sto. Cerchiamo di individuarli.”

Girano per la casa scambiando qualche parola con quelli che incrociano, ma non pare che i loro amici siano arrivati. Curiosano a tutti i piani, c’è una gran quantità di arazzi e pannelli e quadri alle pareti, tappeti ovunque eccetto che nella sala da ballo, dove il soffitto è affrescato con putti impudichi.

Alcune stanze dei piani alti sono chiuse, curiosa appoggia l’orecchio e le pare di percepire rumori dall’interno mentre Giorgio sostiene di non sentire niente. Tornano da basso, colgono due calici dal vassoio sorretto da un cameriere con la parrucca riccioluta di prammatica e la giacca arabescata d’argento.

Si intrattengono a fare due chiacchiere con una bella signora dalla corona turrita e il suo compagno, che pare Balanzone. Sono simpatici, la pancia dell’uomo è sicuramente finta, si intuisce un fisico ben modellato. Parlano di tutto un po’, poi scivolano a discutere di teatro e lì si aggiunge una coppia di elfi dai capelli di platino, lui le ricorda Orlando Bloom. L’elfo la invita a ballare, lei si concede. Per fortuna ha frequentato qualche corso di ballo e ce la fa a tenere il passo, comunque lui la conduce in modo deciso con la mano che le preme sul fianco. Dopo qualche ballo le propone di bere qualcosa e, mentre in un angolo sorseggiamo champagne, le si china all’orecchio proponendole di seguirlo al piano di sopra.

Per un breve momento rimane senza parole, poi sorride, lo ringrazia rifiutando cortesemente l’invito e si mette a cercare Giorgio. Lui non è più dove lo aveva lasciato, percorre a lungo la grande casa senza riuscire a trovarlo. Alla fine decide di fermarsi, prima o poi sarà lui a passarle davanti.

Un anemico raffinato vampiro si avvicina e, dopo aver affermato che Vermeer è uno dei suoi preferiti, si offre di portarle qualcosa da mangiare. Attende seduta su uno scranno rosso e oro, mangiucchia dal piatto che lui, ossequioso, le regge. Le sembra uno di casa, gli chiede:

Ma nelle stanze sopra, cosa c’è di particolare?”

Precisamente non so, l’ospite ha informato gli amici più stretti che sono a disposizione delle chiavi d’oro per andarsi a riposare di sopra.”

Ah, ecco. In effetti questa festa è impegnativa, un attimo di pausa ci vorrebbe, nevvero?”

Già, se vuole l’accompagno io più che volentieri.”

Non sa se è per quegli occhi luccicanti dietro la mascherina, che le paiono furbi e dolci nello stesso tempo, se è per il vino che non si è fatta mancare, o anche un po’ per lo scontento verso Giorgio che è sparito e gli altri amici che non è riuscita a trovare: non riesce a crederci quando si sente rispondere di sì. Il vampiro le prende il bicchiere e lo appoggia su un tavolino, poi la precede per le scale ed apre una delle porte, che non è chiusa a chiave. Dentro trovano l’elfa e uno che potrebbe essere vestito da menestrello, ma non ne è sicura, c’è poca luce e i due allacciati portano la maschera.

Pensa un attimo se sia il caso di proseguire, sembra tutto preordinato e questo non le piace.

Ma ormai l’eccitazione è cresciuta, si siede sul letto, guarda gli altri due che finiscono di spogliarsi, il vampiro le accarezza il collo, le toglie il copricapo facendole poi scendere il vestito fino alle anche, toccandole i seni da dietro. L’elfa e il menestrello si baciano, si leccano e poi entrano uno nell’altra, lei stringe le cosce mentre gattona sull’enorme letto per andare a toccare gli altri due nel loro punto d’incontro.

Si gira e chiede al vampiro di farle qualcosa, quello che vuole. Lui, nudo ormai, la penetra da dietro, e allora l’elfa si stacca e le si insinua tra le gambe, leccandola, e a catena il menestrello si inginocchia e struscia il cazzo sulla fica dell’elfa. Per un po’ vanno avanti così, ma presto ogni cosa cambia e, a girare tutti leccano e toccano tutti, strofinando ogni parte del proprio corpo contro gli altri, ed è così che alla fine si trova a cavalcioni del menestrello, sul punto di prenderselo dentro.

Esita un attimo, cerca di capire chi c’è dietro la maschera, poi rinuncia e si infila sul paletto, agguantandolo con la sua muscolatura forte. A quel punto per lei è abbastanza, si solleva e si riabbassa sempre più in fretta, finché raggiunge un orgasmo spettacolare insieme al menestrello, mentre lui lecca la fica dell’elfa che viene presa da dietro dal vampiro. C’è una reazione a catena che termina per lei, come sempre, in un felice breve pianto.

Si rivestono senza fretta, escono uno alla volta. Quando lei con calma arriva dabbasso il momento clou della festa è passato, tutti si sono rivelati, le maschere giacciono dimenticate qua e là.

Giorgio la sta aspettando ai piedi delle scale poco oltre un’elfa, non sa riconoscere se sia quella della stanza di sopra. Questa di spalle somiglia a Giada e, insieme a un uomo vestito di scuro che potrebbe essere Michele, stanno avviandosi verso l’uscita.

Lei allora, senza nemmeno salutarlo, gli tira un pugno in una spalla, protestando:

Alla fine il modo l’hai trovato, eh?”

Io? Di cosa stai parlando? E’ un’ora che ti aspetto, ma dov’eri? Mi stavo preoccupando.”

Ma eri tu o no?”

Io a fare cosa?” l’espressione stupita sembra sincera.

Lei d’un tratto non trova altro da dire, sa solo che ha voglia di stare con lui, da soli questa volta.

Glielo sussurra all’orecchio e Giorgio non le chiede altro, lasciano la festa stretti uno all’altra affrettandosi verso casa con i passi attutiti dalla nebbia.

Twin-set

Mentre spenge il cellulare suona il campanello un’altra volta, ma il portone resta ancora chiuso. Alla terza finalmente sente il click, finalmente entra, ha da raccontargli un sacco di cose, dopo, magari.

Andrea l’accoglie sulla soglia e la fa entrare, la guarda come se si aspettasse qualcosa. Lei, irruente, chiude la porta e gli vola incontro, lo bacia lamentandosi che è tanto tempo che non si vedono, dalla sera prima infatti, lui risponde al bacio in modo un po’ rigido, sulle prime. Forse è per quello di cui hanno discusso ieri, ma lei ha già dimenticato, c’è modo di riparlarne ancora e ancora, adesso il tempo che ancora saranno soli può essere usato meglio. Alla fine stanno insieme appena da un mese, cosa c’è di meglio per conoscersi che divertirsi a letto?

Lui si scioglie dall’abbraccio e cerca di dire qualcosa, ma lei gli mette lieve una mano sulla bocca, gli accarezza le labbra, lo zittisce portandolo in camera. Bisogna assolutamente approfittare di ogni ora in cui la casa è libera, preferisce assai fare l’amore nel letto morbido che non improvvisare qua e là. Così se lo tira addosso sul copriletto blu, le piace sentirne il peso su di sé, strusciarsi un poco prima di passare oltre. Ora sì che lo riconosce, ora che la palpa e la strizza premendole il sesso indurito sul ventre, come a disintegrare la stoffa.

Immagini confuse di quando l’ha incontrato la prima volta le attraversano la mente come fotogrammi di una pellicola sovraesposta, pieni di luce che appanna i contorni. Lui giù fra il pubblico, e anche la sera dopo, l’amico che alla fine li presenta e lei guarda per la prima volta dentro gli occhi azzurri, le spalle che emergono solide dal maglione, le sue lunghe mani che adesso la spogliano, le tolgono la gonna e la buttano in terra, lei scende ad accarezzarlo fra le chiappe, non ha mai tastato un culo così bello.

Quando lui comincia a leccarla sente il mondo che si liquefa, si contorce contro la sua bocca, graffia il letto. Anche lei lo vuole prendere in bocca, lo allontana leggermente e va a circondarlo con le labbra, è proprio di velluto, verifica tutte le volte e sempre conferma questa sensazione.

Dopo aver ruzzato a lungo, allontanando tutte le volte gli orgasmi che si sono affacciati, finalmente si riconoscono, le piace questo conoscersi e riconoscersi di biblica memoria. Trova in lui piccoli particolari che non ha ancora assimilato, modi di fare che per lei sono ancora una novità, sguardi i cui significati le sfuggono ma questo non la preoccupa, è un altro aspetto stupendo dello stare da poco con questo ragazzo stupendo.

Lui le è entrato dentro con più forza del solito, e ora la sta cullando velocemente, le pare evidente che i loro sessi provengono da stampi complementari, gode più della volta prima, come con lui le succede sempre. Le chiede se va bene ora, lei grida piano di sì, aumentano il ritmo e in un attimo si trovano a salire insieme a un’altezza incredibile, dalla quale ammirare il mondo ai loro piedi, in pace, insieme.

Quando alla fine guarda l’orologio non ci può credere, sono già le quattro, forse è meglio rivestirsi prima che torni suo fratello. Dopo una doccia veloce si ritrovano a prendere un caffè, lui non ha spiccicato che qualche monosillabo, ora magari è arrivato il momento di capire che cos’ha in testa.

In quel momento suona il campanello, Andrea va al citofono e apre il portone, dicendo che è suo fratello, torna in cucina, e quando il gemello si affaccia dopo aver chiuso rumorosamente la porta d’ingresso lui lo saluta:

Andrea! Barbara è qui che ti aspetta da un po’!”

Lei non vorrebbe capire ma poi è costretta a prendere velocemente atto di tutto, e l’unica cosa che riesce a fare è alzarsi e andare a baciare di nuovo Andrea. E’ stanco ma contento di vederla, le chiede scusa perché ha fatto molto più tardi del previsto come le ha scritto nel messaggino, se la prende sulle gambe leccandole il collo. Lei non riesce a pensare chiaramente a questo casino, dovendo nello stesso tempo dargli relazione. L’unica cosa che le è ovvia è che non può assolutamente raccontargli nulla.

Il gemello è uscito chiudendo piano la porta, allora lei gli si mette a cavalcioni, gli si struscia addosso chiedendogli di fottersela lì, subito. Lui è già pronto, con la bocca schiacciata sulla sua le propone di andare di là ma lei non lo ascolta e insiste, gli apre i pantaloni, si infila sul suo cazzo caldo e lì, su quella scomoda sedia da cucina, rimedia felicemente al suo errore.

Burro

Tutte le mattine, da un paio di mesi, dopo aver inutilmente atteso una chiamata per una supplenza prende lo scooter e, pervasa dall’eccitazione, attraversa il traffico della città. Anche per oggi è in qualche modo vacanza, la precarietà non è un problema se sta appoggiata su quella specie di nebbia persistente fatta di desiderio.

Quando arriva saranno appena le nove, viene accolta dal profumo del caffè appena fatto e non ancora diventato un odore, mescolato a quello del piatto del giorno. E’ ancora poco tempo che conosce questa casa, ma fra un po’ saprà riconoscere esattamente che cosa la madre di Luigi ha accuratamente preparato, alzandosi molto prima del necessario, per il pranzo del figlio.

A quest’ora della mattina il condominio è quasi deserto, come sempre c’è il pianista che si esercita, sta ancora facendo le scale, è davvero presto oggi. In quest’atmosfera silenziosa si trova perfettamente a suo agio, hanno tutta la mattinata per loro, magari resterà pure a pranzo, forse rimarrà fino a sera.

Lo trova sulla terrazza, ha apparecchiato per la colazione, le viene incontro, si baciano, le chiede se vuole qualcosa. Lei si versa un caffè, mangia una fetta di pane tostato imburrato mentre lui le mostra l’ultimo numero del suo fumetto francese preferito.

Sente di avere le labbra screpolate, con l’indice prende una puntina di burro e se lo spalma sulla bocca, poi si tampona con un tovagliolino, lui la guarda, sorride nel sole filtrato dai rampicanti fioriti. L’idea è di studiare insieme, ognuno sui propri libri.

Si siedono alla scrivania, lui di qua, lei di là. Studiano per più di un’ora, ogni tanto uno guarda l’altro, i piedi si toccano, nudi, si accarezzano, quando lo guarda non pensa niente di particolare, solo che è molto reale, molto vivo, anche in quel silenzio.

Quando l’attenzione inizia a decadere si offrono una pausa, vanno in cucina e Luigi prepara un tè, uno a caso fra i tanti gusti che ci sono nella credenza della nonna, i contenitori trasparenti stanno accanto a un servito di tazze dai bordi dorati.

Parlano un po’ di tutto, indirettamente parlando di se stessi, lei sente chiaramente che non si comprendono ancora e che ci vuole tempo per conoscersi, quindi fa mordere il freno alla sua abituale fretta e partecipa, disponibile.

Tornati in camera le propone di stendersi sul grande divano, lei non aspettava altro. Luigi ha un esame fra pochi giorni ma sa certamente come impiegare al meglio le sue ore.

Prima fa partire la musica, poi si stende accanto a lei e la stringe, lei gli tiene ferma la testa e lo bacia fino in fondo dopo avergli leccato le labbra, gli occhi, le orecchie, il collo, lui le stringe i capezzoli fra indice e pollice, le fa male, la fa godere.

Ci mettono un po’ a spogliarsi del tutto perché si fermano ogni momento per toccare un’altra parte dell’altro, per mordere la carne liscia che si moltiplica sotto i denti, finalmente nudi sul divano bianco, la pelle è fresca e subito si riscalda.

Lei ha voglia di sentirlo dentro, glielo dice e lui l’accontenta con grande piacere, ma dopo un po’ che la monta se ne esce di nuovo, gioca intorno a lei, esita a penetrarla ancora, a restare, a concludere. Lei si chiede che cosa abbia, che cosa desideri, alla fine glielo domanda.

Luigi le sussurra che vorrebbe provare a metterglielo nel suo bel culo tondo, provare e basta, se le fa male smetteranno subito, non ha mai provato in vita sua, ne ha sempre avuto voglia, le va? Lei resta un po’ in silenzio, sente di eccitarsi ancora di più, annuisce.

Lui ha un attimo di esitazione, poi le dice di aspettare, torna subito, non possono farlo senza nulla, almeno non la prima volta. Va in cucina, sente che apre il frigorifero e poi rumore di metallo e ceramica, sente che l’orgasmo si avvicina anche solo nell’attesa, l’anticipazione la bagna di più.

Lo vede rientrare nella stanza con un piattino bianco che ospita un ricciolo di burro. Le viene da ridere pensando all’ultimo tango, anche lui ride, si scusa di non avere qualcosa di più adatto. Lei invece ne è contenta.

Luigi si accomoda accanto a lei, si imburra la punta del sesso, lei glielo lecca appena, lui l’avverte di stare attenta perché è un pezzo avanti, poi prende il resto del burro e le massaggia il culo, che è stretto, teso, le dice che ci pensa lui, ora glielo ammorbidisce.

Le dita girano in tondo a lungo, poi le infila dentro la punta di un dito, lei mugola piano, ne infila un altro accanto al primo, lei non regge più, si inginocchia con le mani appoggiate allo schienale, gli dice di provare, ora.

Lui le appoggia il sesso e spinge piano, lei ansima. Lui si ritrae, riprova, la massaggia con la cappella morbida e unta, poi le infila una mano davanti e preme un po’, lei non ne può più, è lei stessa ora ad appoggiarsi a lui che piano piano, a piccoli strappi, entra.

Ogni millimetro di strada è un piacere enorme ma anche un dolore, le sembra che ci voglia tanto, e troppo poco, ad arrivare in fondo. A quel punto si fermano, lui le chiede come va, lei vorrebbe scappare ma più che altro restare, impalata a godere su di lui.

Allora cominciano a muoversi a tempo, ora è tutto cedevole e scorrevole e bagnato, sente il proprio culo che lo stringe, si immagina vista dall’esterno presa da lui che esce ed entra e viene immediatamente soffocando un urlo, viene in un modo pazzesco, pensa che più di così non può essere e invece no, ancora di più quando dopo un attimo lo sente venire dentro di sé per poi pulsare insieme a lei. Come molluschi sott’acqua si incantano ognuno del ritmo dell’altro che via via rallenta, con qualcosa come un rimpianto, una nostalgia, s’acquietano sulla tiepida tela del divano.

Il resto della giornata passa lento fra un capitolo e un altro e i discorsi sul più e sul meno con i genitori di Luigi così gentili. Nelle pause di silenzio lei di continuo ripensa a com’è stato, i pensieri interrotti dalle sensazioni che l’hanno quasi travolta. In poche ore rivive mille volte quel piacere prima che il ricordo sbiadisca. Solo allora andrà sostituito con uno nuovo, ma c’è ancora tanto tempo.

Il piattino del burro, fragile e grazioso, è finito nella lavastoviglie insieme alle tazze della colazione.