Il tappeto

Apre gli occhi, guarda istintivamente verso la finestra ma non c’è luce. Ci vuole un momento perché ricordi di aver messo, da poco, le tende più pesanti. Respinge le coperte controvoglia, mette i piedi a terra con un brivido. In quello stesso istante i gatti si precipitano in direzione della cucina, lei li segue.

I pensieri sono ancora rallentati, ma non c’è nessuna fretta, avrebbe anche potuto dormire un altro po’.

Dopo aver dato da mangiare a Punto e Virgola mette sul fuoco basso la macchinetta, infila le infradito ed apre il getto della doccia. Mentre aspetta che l’acqua si scaldi bene apre la finestra del bagno e allunga lo sguardo giù per i campi. E’ un’altra bella giornata, c’è nell’aria un gran canto di uccelli, frenetici voli a raccogliere fili d’erba e fango, i meli tremano appena.

Durante la doccia si sofferma con i polpastrelli sulle cosce, sulle braccia, ne saggia la consistenza e l’elasticità, è soddisfatta. Nessun cambiamento rilevante nella sua soda bellezza, questo è essenziale. Quando torna in cucina il caffè è appena salito. Rovista nello scaffale dei cereali, prende una cialda dolce e se la porta sul patio insieme alla tazza. Questa è la sua vita, nella casa che desiderava. C’è voluto qualche anno ma ora ha aria, luce, silenzio.

Passa un po’ di tempo a dondolarsi nell’amaca, i gatti subito con un balzo si accomodano intorno al suo corpo, si assopisce con le loro fusa leggere.

Riemerge dal sonno del tutto riposata, infila gli scarponcini e si incammina verso il bosco, costeggia il laghetto, inizia a salire. Quando entra nella faggeta il sole è alto, ascolta i propri passi creare mulinelli di foglie. Intravede un picchio, ne aveva sentito il rumore da lontano. Arrivata al fontanile beve a lungo, si bagna la faccia ed il collo, si sdraia nell’erba e guarda il cielo fra i rami senza pensare a nulla, poi si alza, si toglie qualche fuscello dai capelli e torna a valle. A metà strada trova i mici, le sono venuti incontro, lei corre nella discesa e loro dietro, a balzi.

Mette sul fuoco una pentola d’acqua, prepara i carciofi, poi collega il computer e fa una chiamata video. Scambia solo poche parole, richiamerà dopo pranzo.

Si annusa, sa di sudore buono. Mentre la pasta cuoce mastica un seme di cardamomo, ascolta l’acqua che bolle, un aereo lontano, si accarezza le gambe, sono lisce. Mangia lentamente, a un passo da lei i gatti sgranocchiano croccantini. Dopo aver mangiato i carciofi l’acqua le è dolce nella bocca. Si fa un caffè, beve un bicchierino di aleatico, i pantaloncini le tirano un poco, passa le dita fra la stoffa e la pelle.

Posa il portatile sul tappeto soffice, compone il numero. L’altro risponde subito, ha oscurato la webcam, si sente soltanto la voce che chiede, lei controlla l’accredito e poi acconsente, prende i cuscini e si mette sul fianco, sistema tutto al meglio. Slaccia il gancio dei pantaloncini, infila la punta delle dita nelle mutandine, si massaggia lievemente. Seguendo le richieste si toglie la t-shirt ma non il reggiseno color acqua, si stende sulla schiena toccandosi i seni, impastandoli con forza sotto il pizzo morbido. La voce lontana è contenta, eccitata, le indica il flauto di legno d’olivo appoggiato sul tavolino, lei lo prende e se lo struscia fra le gambe, lo stringe con forza fra le cosce.

All’invito successivo si sfila tutti i vestiti, apre le gambe e infila piano il flauto liscio, lo vede sparire poco a poco, lo estrae bagnato, lo infila ancora più volte e lo estrae, su e giù, mentre l’altro sempre più eccitato la incita a non fermarsi. Lei aspetta il momento in cui lui grida forte, poi si lascia andare e viene anche lei, mugolando abbarbicata al vellutato fallo di legno.

I due respiri si calmano, distratta ascolta quello di lui muovendo ancora un po’ dentro e fuori lo strumento. Parlano ancora brevemente poi termina la chiamata, solo ora toglie del tutto il flauto e lo appoggia accanto a sé.

Rimane un po’ lì sul tappeto, guarda svolazzare a lungo una farfalla bianca che alla fine ritrova l’uscita, appena un attimo prima che Virgola, con un salto, riesca ad abbatterla. Poi si porta un libro sul divano e sprofonda nella lettura fino a sera.

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