Visit London

Gli assistenti qui sul volo low cost assistono poco, più che altro ti sfiniscono con continue offerte di snack, bibite, magazine, abbonamenti ferroviari, profumi e chincaglieria, si incrociano pure scavalcandosi con difficoltà, poi fanno subito il giro contrario porgendo brutti sacchetti neri per la spazzatura, intimando di differenziare i rifiuti. Ormai sono in viaggio dall’alba, il più è fatto, i tempi morti hanno reso estenuanti questi mille e passa chilometri, ma c’è sempre stato il ginocchio di Gianni, la mano di Gianni e, qualche volta, le labbra di Gianni a rendere comunque piacevole l’attesa dell’arrivo. Sono riusciti a farlo questo viaggio alla fine, nonostante una serie di difficoltà che hanno fatto spostare la data più volte. Ora finalmente cominciano a rilassarsi. Lo osserva, guarda fuori dal finestrino, forse vede qualcosa della terra che sorvolano, gli mette una mano sulla coscia, sente i muscoli contrarsi, un piccolo piacere. L’aereo inizia la discesa, lei non ha fatto in tempo ad andare alla toilette, tutto ad un tratto trova impossibile resistere allo stimolo. Si distrae osservando gli altri passeggeri. La maggior parte non sembrano italiani, forse questa volta si eviterà l’applauso al pilota. Quando l’aereo tocca terra alcuni isolati batter di mani scoppiettano qua e là, lei e Gianni si sorridono, è divertente, dai, e le facce degli inglesi ancora di più, quegli inglesi noti per la pazienza nelle file che si vede l’hanno dimenticata stando in Italia e che, ora, si infilano a forza nello stretto corridoio pestandole i piedi. Ancora una lunga trafila per uscire da Gatwich, ma avendo solo il bagaglio a mano riescono a prendere il treno al volo, si accomodano nei vecchi scompartimenti dignitosi con un sospiro, è quasi buio, la campagna fuori sembra quella di casa, alberi spogli e terra umida, il tramonto si sfilaccia tra nuvole scure, i viaggiatori sono silenziosi. Lei comincia a sentire l’eccitazione dell’arrivo, finalmente Londra si concretizza intorno a loro, rivedono i piani per la serata, la stanchezza è rimandata, ogni cartello della metropolitana ha un significato meraviglioso, un ricordo, una canzone, se le accennano uno con l’altra, ridono, si bevono i violinisti nel tube, le pubblicità vegetariane, i soffi d’aria sulle scale mobili, ridono delle piccole difficoltà nel farsi capire, quanto siamo uguali, non ci sono bombette volanti, come mai, le voglio! Su fino a Moorgate e poi in Old Street, arrivati in albergo finalmente si spogliano, fra la fatica del viaggio e il riscaldamento troppo alto i vestiti volano via. Mentre Gianni fa la doccia lei se ne sta sdraiata nuda, cerca di aprire la finestra ma è sigillata, scruta i vecchi palazzi di fronte, i taxi che punteggiano la strada. Londra, finalmente, tanto desiderata. Arriva Gianni ancora umido, adora il suo corpo asciutto, si sdraia accanto a lei si baciano a lungo, lei scivola via, l’appuntamento è al Dickens Inn fra un’ora, sanno già la strada da fare, hanno visto tutto sulla rete. Si lava velocemente, asciuga i capelli mentre lui guarda la televisione, scesi alla reception fanno chiamare un taxi. Il percorso non è lungo ma ogni momento, ogni cosa vista per strada è come un timbro, uno stampo. Parlano poco, assorbono immagini, luci, suoni. Il taxi li lascia poco lontano dal ristorante, fa freddo ma non è gelido, aspettano nella piazzetta, fanno un giro dei giardini, fra i moli. Il Tamigi non odora, almeno stasera, in giro non c’è quasi nessuno Lui la fotografa, lei a cavalcioni della bitta gli sorride con la sua bocca morbida. Occhieggiano il Tower Bridge, già così bello di lontano, ci andranno dopo. Qualcuno li chiama ad alta voce, sono arrivati France e Teo, si salutano contenti, è un bel po’ che non si vedono. Entrano ed optano per il ristorante, per stasera eviteranno la pizza. La carne è buona, anche il salmone, chiedono varie volte il pane, bevono vino neozelandese di Waipara, si raccontano un po’ delle storie successe negli ultimi mesi, deplorano insieme le figuracce che sta facendo l’Italia all’estero. Lei guarda attentamente gli amici, sembrano a loro agio, si guardano con evidente desiderio, forse la crisi è passata davvero. France prende due rose e le offre alle ragazze, Teo se l’appunta al cappotto. Lei invece la tiene nel palmo della mano a lungo, inspira profondamente finché non ne percepisce il profumo lontano, tenendola per il gambo accarezza la guancia di Gianni, lui gira di scatto la testa e la morde leggero, sorride. Dopo cena passeggiano verso il ponte, lei si ferma a lungo a fissare le decorazioni verdazzurre che la affascinano, Gianni la tiene abbracciata, i respiri si condensano e poi spariscono insieme nel buio. Proseguono fino alla Torre, così ferma, forse torneranno domani, forse no. Prendono un taxi per Piccadilly dove camminano chiacchierano tutti insieme come a casa, e però è diverso. Non per la folla fitta come se fosse mezzogiorno, è il rumore, le luci, gli schermi giganteschi, è l’esserci. Si siedono per un po’ sugli scalini, lei pensa che pare un ombelico e tutto ci gira intorno ma il perché le sfugge, sono solo negozi, gente, macchine, market aperti, strade dove centinaia di ragazze vestite solo di leggeri abitini da sera, spesso scalze, molte ubriache, si rincorrono barcollando e vomitano negli angoli, mentre la gente aspetta il verde ai semafori. Si stringe nel piumino e a Gianni, lo vede guardare le cosce bianche di una ragazzina, comincia ad aver voglia di tornare in albergo. Ma ormai si passa anche da Soho che è solo a pochi passi, uno sguardo ad una vetrina, a un teatrino, entrano in un sexy shop ben illuminato, passano in rassegna gli articoli, commentano, Teo compra un oggettino titillante, France ride. Gianni e lei si guardano, non comprano oggetti. Camminano ancora in po’, tornano verso Piccadilly, la ressa non accenna a diminuire, fuori dai locali ancora più ragazzine corrono seminude, le due coppie si salutano, alla prossima volta, ciao, tornate presto. Si avvia con Gianni verso la fermata dell’autobus che arriva dopo poco, in un quarto d’ora sono in albergo di nuovo, nessuno li vede, funziona tutto con la scheda elettronica. Gianni le chiede: “Ti piace?” Lei annuisce: “E’ splendida, c’è aria!” Sdraiati sul letto iniziano a toccarsi, ogni carezza lei pensa: “E’ diverso, leggermente diverso, ha come un nuovo sapore” Fanno l’amore come in un sogno leggero pieno di echi, poi dormono, stanchi. La mattina lei apre gli occhi ed è subito sveglia. Dalle tende entra poca luce, guarda Gianni dormire arrotolato dentro le coperte, lo sveglia sfiorandogli le labbra: “Ehi, alziamoci, ho fame.” Lui l’afferra e la stringe: “Sono contento di essere venuto.” “Anch’io, finalmente.” Scendono nella sala da pranzo piena di gente, si servono di brioche e yogurt e cereali e caffè, lasciano perdere il resto, lei cerca di non farsi toccare dall’odore dei fagioli e delle uova. Si avviano con l’autobus al British Museum, scoprono che è il giorno di San Patrizio quando incrociano un lungo corteo parato di trifoglio, carri mascherati, suonatori, birra. Ai bordi del percorso i poliziotti, cupi. La giornata al museo passa in un turbine di immagini, colori, forme, superfici, ogni tanto si fanno affascinare da qualcosa di speciale, la stele di Rosetta e poi il set di scacchi dell’isola di Lewis – Gianni ne è rapito, ma anche la riproduzione in vendita allo shop costa una piccola fortuna – e poi tutto l’Egitto condensato in poche ore, le fragili pitture giapponesi, la mostra sugli aborigeni australiani, un pendente longobardo con una perla e un semplice smeraldo, e ancora e ancora bellezza a riempire lo sguardo. Solo una pausa veloce per il pranzo, poi continuare fino alla chiusura con la sensazione di aver tralasciato qualcosa d’essenziale per la propria vita. L’ultima mezz’ora la passano a cercare di ritrovare una Venere semi inginocchiata, Gianni sostiene che le assomiglia, formosa, dita lunghe e dritte, riccioli, gote dolci e la vuole fotografare di nuovo, poi ancora un attimo allo shop dove lei spende una discreta somma per prendere un ippopotamo blu di terracotta, lo riconosce da quando leggeva i librini di Altan e non può non averlo. Anche il museo, come i negozi, chiude presto, risulta strano terminare quell’immersione profonda, uscire e trovarsi ancora nel bel mezzo del pomeriggio. Si avviano senza meta, prendono una birra e le patate fritte a un chiosco irlandese, mangiano seduti su una panchina, stanno a guardare un po’ la città che passa- Decidono di andare a Camden e prendono il tube, lasciandosi trascinare ridendo dalla fretta delle migliaia di persone intorno a loro. Camminano dandosi la mano fra le case dai colori forti, stanno un bel pezzo a scegliere alcuni cd, prendono i lecca-lecca alla cannabis per gli amici, gironzolano senza meta, è un caos leggero, mangiano qualcosa qua e là senza entrare in un locale, non c’è molto tempo. Gianni entra in un negozio chiedendole di aspettarlo fuori, poi esce con un pacchetto ma non vuole dirle cos’è, lei insiste ma niente, così rinuncia. Un’altra foto, lei fra le zampe anteriori del grande leone di bronzo, le braccia alzate a circondarne il collo, i seni rialzati che tendono il tessuto. E’ già tardi, domani sarà una giornata faticosa, fanno ancora un pezzo a piedi, poi la metro li riporta alla loro stanza. Dopo la doccia si mettono a guardare la tv a volume basso, si assopiscono abbracciati, le membra morbide. Quando ormai è notte fonda Gianni l’abbraccia e la bacia, le è mancato tanto, è passato un secolo, se lo stringe addosso fino a fargli male, ruzzano per ore nel letto, la sveglia li trova nel più profondo del sonno. Si alzano a fatica, lasciano in deposito i trolley e fanno velocemente colazione, si avviano per un giro intenso tra Westminster e St. James Park, ma non c’è più tempo per soffermarsi, per stringersi nei larghi viali, i laghetti, le dorature, i lunghi colbacchi pelosi si nutriranno di altri, è già finita. Recuperati i bagagli iniziano il ritorno, molto più lungo dell’andata. Arrivano a casa a notte fonda, stanchi ma senza voglia di dormire. Si sdraiano sul letto e si raccontano a vicenda le cose che hanno visto, che hanno pensato, programmano di tornare a Londra il prima possibile e di godersela con comodo. Poi Gianni apre i bagagli e rovista, estrae il pacchettino di Camden e glielo porge: è un perizoma luccicante con la bandiera britannica in paillettes. Ridono a lungo come bambini quando lei lo indossa, poi subito se lo toglie per lasciarsi prendere, finalmente, ancora una volta.

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