Affidavit

Dammi le tue braccia che mi stringono fino a stritolarmi quando l’orgasmo ci affascina e niente può distrarci, forse la casa in fiamme, solo in quel caso rinuncerei alla tua stretta, per correre insieme fuori dall’incendio e finire tra l’erba bagnata quello che è iniziato. I pompieri ci guarderebbero straniti e i sanitari si avvicinerebbero per testare i nostri parametri vitali, ma troverebbero tutto alterato, per forza, se siamo stati interrotti sul più bello e l’unico desiderio è finire di liquefarci l’uno nell’altro.

Dammi le tue braccia e ti darò le mie mani, che così spesso ti cercano e ti trovano, anche dove, prima di me, non sapevi di esistere. Te le darò volentieri, basta tu le tenga bene e al caldo, tu le accolga dove vogliono andare, sono piccole mani giocherellone e vanno lasciate fare, se a volte fanno un po’ male non è perché sono cattive, ma sono ingenue, non sanno quello che fanno. Almeno, la prima volta, che poi ci trovano gusto e ripetono i loro giochi all’infinito. Te le darò volentieri, eccole qui.

Porgimi con la consueta grazia, la spossante generosità, il tuo sesso tiepido per farmelo portare alla giusta temperatura, non aspetto altro nelle ore che non dormo, e spesso anche ti sogno, perché non tollero che passi molto tempo dall’ultimo congiungimento. Porgimelo, se capita, con determinazione, perché nella mia anima si aggirano a volte ombre che cercano di depistare il desiderio, ma il tuo sesso è un filo di lana che mi salva sempre. Porgimelo, ed io ti porgerò la salvezza in forma di conchiglia di carne rosa, mollusco primizia, valva fuori d’ogni stagione, perché ogni momento è nella stagione giusta. Insieme al frutto marino ti porgerò sempre, lo giuro, il sorriso con la saliva che brilla come ragnatela all’aurora, che ti dondolerà, mosca appetitosa, fino a che verrai finalmente colto.

Offrimi sempre quello che mi hai offerto sempre nel tuo respiro profumato, fasci di rose multicolori e piccole spine nascoste, maledette piccole spine che supero piano col mio corpo di bruco e il tuo corpo di bruco, girandoci intorno, finché i nostri corpi bruchi copulano sui gambi confusi di clorofilla, finché sotto la foglia appare il sole e diventa l’ora di succhiare la linfa. In cambio ti offrirò la scelta, a richiesta, delle molteplici variazioni del sesso che ho appreso fino adesso, e che sono felice di poter applicare intensivamente al solo oggetto te. Ogni volta una cosa diversa, nell’omogeneità degli orgasmi che si accavallano e si rincorrono nel profondo fino a scuoterci, salici ridenti, pioppi ballerini.

Condividi il piacere che già ti appartiene con me, sono io il nero, il bianco se preferisci, e le nostre battaglie sulla scacchiera hanno di bello che non c’è un vincitore solo, ma due, eppure le conduciamo come fosse l’ultima battaglia dell’ultima guerra e questo voglio, dopo di noi il diluvio, tutte le volte. Condividi quindi con me le tue mosse, dopo averle celate per un po’, ed io condividerò le mie senza malincuore perché i giochi son giochi e giocare in due è più soddisfacente quando l’avversario è forte e dotato di armi sufficienti a contrastarmi e vincermi. E ora, alla guerra, e tieni pronta l’arma ben affilata.

Presentami un bacio, presentami carezze lievi e poi velocemente più profonde, apro volentieri il corpo alle tue mani accarezzanti, oppure le fuggo e le rincorro, ma se me le avrai presentate saprò chi sono, e darò loro un posto d’onore nella mia casa. Presentami le tue giornate storte, e cercherò di raddrizzarle prendendole leggermente tra i denti e trascinandole in giardino dove le ricoprirò di sabbia, che non lascino tracce. In cambio ti presenterò le mie ugge, quando si è in confidenza si può fare, voglio vedere che faccia faranno quando si troveranno di fronte il tuo ventre piatto ornato dal prisma-uccello, lo so che non potranno resistere e sbiadiranno nella luce scomposta nei sette colori.

Affidami il tuo corpo, quello che frequento da un po’ e che ora voglio ritenere mio, affidamelo fino a quando io sarò te, e guarderò sul letto un corpo di donna che mi chiama, che vuol essere toccato penetrato riempito, lo riempirò montandolo, rivoltandolo, succhiandolo dentro di me. Affidami il tuo corpo in uno scambio alla pari, e allora sarai tu a montarmi sopra e dondolare su e giù, tu ad aprirti a me come la superficie di un lago si apre al sasso che cade, tu a condurmi per le tue vie molteplici verso il piacere totale, i fuochi d’artificio in cui, piovre, ci stringeremo a mille braccia.

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