Hop Hot

Lasciato lo scooter prende veloce un carrellino ed entra nel supermercato, ha un’ora per fare la spesa, portarla a casa, prendere la macchina e andare alla scuola dei gemelli. Lo sguardo va all’unghia scheggiata stamani, non riesce a capacitarsi di non aver trovato il tempo di rimediare, ma ha avuto troppe cose.

Di fronte al banco dei formaggi l’aria fredda le penetra attraverso la camicetta di pelle d’uovo, sceglie velocemente i soliti prodotti tanto non è possibile variare di molto, i bambini sono ancora troppo piccoli per cose buone come il gorgonzola e il pecorino fresco.

Passa alle verdure, i colori sono stupendi, ma uno di questi giorni bisogna trovi il tempo di andare al mercato centrale, ha voglia di guardare quelle grandi montagne di frutti e foglie e tuberi e bulbi, di assaggiare qualche nuovo prodotto venuto da lontano, giusto per provare. Forse di sabato mattina, se Carlo riuscisse a liberarsene uno, un salto riesce a farcelo, alla fine in dieci minuti di scooter ci arriva.

Mentre pesa le zucchine ripassa l’organizzazione della giornata, arrivata alle banane ha già pensato come sistemare gli incastri di orario con Carlo per la prossima settimana. Dopo di che partiranno per una settimana al mare, molta spiaggia e niente cucinare. Va ancora sistemato il pappagallo, ma spera che chi l’ha perso si faccia vivo prima della partenza. E’ bellissimo, setoso, blu, ma un po’ le fa pena e un po’ non le mancava altro cui pensare. Se gli trova qualcuno che l’adotti ai gemellini possono sempre raccontare che è volato a casa sua.

Si ferma per lo stretto tempo necessario al banco del pesce, prende un pezzo di salmone da fare con le patate, e la cena è a posto. Domani è giorno di spesa grande, deve fare una lista dettagliata per Carlo, non si può tutti i giorni dover venire al supermercato perché manca qualcosa d’essenziale.

Bisogna si ricordi di telefonare ad Erica per cercare di vedersi domenica tutti insieme, potrebbero andare alle Cascine con la bici che c’è la fiera degli animali di fattoria, i bambini ne sarebbero felici. Il libro che le serve invece farà bene a ordinarlo su internet, tanto in libreria non ce la fa ad andarci.

Intorno al pane c’è la vicina di casa, si salutano, scambiano due parole, gli alberi vanno potati, eh sì, ma non ci pensava il solito nonno giardiniere, mi sa che gli fa male il braccio, si vedrà, ciao, ciao.

Il carrellino è quasi pieno e più di così non può portare sullo scooter, comunque prende una bottiglia di rum, a casa non è rimasto proprio niente. E un pacchetto di chewing-gum, da tenere poi nascosto in borsa peggio delle sigarette.

Cerca una cassa libera, naturalmente non c’è, a quest’ora ci sono pochi clienti quindi sono aperte solo due casse e le file sono lunghe.

Mentre la gente scorre lentamente pesca il cellulare dalla borsa scavando fra materiali quasi ignoti e mette a posto i messaggi, qualcuno lo salva, molti vengono cancellati, poi aggiorna l’agenda e, visto che la fila si blocca del tutto, trova anche il tempo di mietere nella sua Farmville, meno male se n’è ricordata, stavano per appassire tutti i girasoli, le dispiace veder appassire le piante, anche quelle virtuali.

La fila si ferma ancora, un cliente vuole pagare con un mucchio di monete e la cassiera le conta una ad una. Fra poco tocca a lei, se non succede niente è ancora nei tempi. Vede chinarsi la schiena della giovane donna che la precede, capelli rosso fulvo, pelle chiara, tacchi alti. Le è caduto qualcosa, si china a raccoglierla, i pantaloni di cotone leggero le aderiscono al sedere, mettendo in evidenza un tanga di pizzo. Sente una fitta in basso, è una visione splendida, forme perfette, eleganza del gesto. In un attimo si vede mentre le infila una mano a toccare quello splendore, se l’immagina voltarsi e baciarla, un leggero sudore sul collo. E’ già finita, la donna si è rialzata e sta mettendo la spesa in uno zainetto bianco. Non c’è altro da fare che guardarla svagata, facendo finta di niente: è’ una bella donna, ma nei gesti non c’è già più quell’energia sensuale che l’ha colpita come uno schiaffo.

Tocca a lei adesso riporre la roba, pagare, salutare. Non se ne rende quasi conto, negli occhi ancora quei tre secondi: si piega, tanga, splendore, all’infinito.

Alla fine torna allo scooter, torna a casa, fino a sera tutto procede senza memoria.

Quando finalmente i gemelli dormono loro si abbracciano. Non gli racconterà ancora niente del supermercato, nella sinteticità delle parole questa cosa nuova perderebbe ogni sapore, forse domani, stasera rievoca volutamente il ricordo per sé sola.

Così per questa volta, e per tante altre successivamente, nel letto sono felicemente in tre. Nella sua testa ringrazia la bella signora, le donerebbe volentieri una rosa gialla infilandogliela fra i seni.

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