L’alveare

Non ripara. Anche se ha organizzato tutto con anticipo ci sono mille cose ancora da preparare, da rifinire. Per fortuna il tempo è stato gentile, maggio non le ha dato una fregatura e la giornata si preannuncia splendida. Comunque una riscaldata alla casa con il camino è sempre meglio darla, ecco, dov’è la legna piccola, speriamo Anna arrivi presto a darle una mano perché da sola rischia di non farcela, e Francesco appena arriva bisognerà che accenda il braciere.

Ripensa agli ultimi mesi chiusa in casa a scrivere la tesi, giornate intere senza nemmeno uscire mangiando le cose più veloci da cucinare, dicendo quasi sempre no ai richiami degli amici per andare a un cinema, un concerto, una cena, non posso, sono ancora alla prima, alla seconda stesura, domani ho un colloquio con il professore, la copisteria, ora invece viaggia a un palmo da terra, la discussione è andata benissimo e le pubblicheranno la ricerca, ma questo fra un po’, finalmente può mettere da parte libri e pc e dedicarsi a cose concrete, di immediata gratificazione.

Mentre guida fino in paese per prendere il pane fresco, le schiacciate, i dolci ripassa mentalmente quello che c’è da fare e l’elenco di chi verrà. Visto che ha già festeggiato al giapponese con i genitori e gli zii, fra amici e fratelli oggi saranno una cinquantina. Ma di quella lista alcune persone la interessano più delle altre, certo, tre in particolare farebbero la differenza se non ci fossero.

Squilla il cellulare, Giovanni è già arrivato e ha trovato la casa deserta, mi aspetta in giardino con Fabrizio. Perfetto, e uno. In realtà temeva che all’ultimo decidesse di non venire perché di solito non ama la folla. Poi forse l’imbarazza incontrarsi con Aldo, tutto sommato fino ad un anno fa le cose stavano diversamente, e i mesi in cui Giovanni ha accolto i pianti e la disperazione di lei hanno creato nuovi legami, altri se ne sono rotti. Non vede l’ora di abbracciarlo, risale impaziente verso la collina, quando arriva sulla terrazza lo vede seduto col suo amico sulle sedie a sdraio, fumano guardando la vallata. Lei li saluta correndo, posa il pane e il resto sul tavolo, lo attira a sé, lo bacia. Sente che è teso, per questo anche lo accarezza, ma poi lo lascia andare, ha bisogno del suo tempo, e se fino adesso sono state fatte certe scelte bisogna che valgano fino a domani, passata la notte.

Bevono un bicchiere di vino, arriva Anna e tutti insieme si mettono a preparare i tavoli.

Comincia ad arrivare altra gente, molti si conoscono già, Francesco intanto ha montato l’impianto di amplificazione, ha scelto di iniziare col jazz, bravo Francesco.

Mentre al cellulare sta spiegando la strada a Paola, si volta e si trova offerto un mazzo di rose gialle. In un attimo sa chi c’è dietro, Aldo che le sorride come non mai, che l’abbraccia e si congratula ancor più che in aula magna. Com’è bello rivederlo, nonostante tutto, risponde all’abbraccio con forza, intravede alcuni amici che li osservano, non vi preoccupate, è arrivato, tutto qui, e due.

Con la coda dell’occhio vede l’incontro con Giovanni, Aldo è espansivo e scherzoso, l’altro è sulla difensiva, dopo poco li vede chiacchierare con un bicchiere in mano.

Il pomeriggio si trasforma in tramonto, l’aria è dolce, la gente se ne sta sdraiata nel prato o seduta qua e là, la musica è al volume giusto, si comincia a mangiare che via via la roba arriva sui tavoli. Sotto il gazebo sono depositati i regali che ha aperto man mano, le piante e i mazzi di fiori sono stati posati sui davanzali, sugli scalini di cotto.

E’ il momento di fare un discorso, prende il microfono e promette che non li annoierà, parla di quanto sia felice di vederli tutti lì per festeggiarla, felice di essersi laureata, e sa di dover ringraziare un sacco di persone, per quanto il lavoro l’abbia ovviamente fatto da sé, perché le sono state vicine, l’hanno sopportata, l’hanno consolata quando, e qui si gira verso Giovanni:

“… le cose andavano male. Mi sono sentita amata, sostenuta, e questo è stato importante per me”.

In quel momento una voce profonda dice ad alta voce:

E’ perché tu sei una scintillante, cara ragazza!”

Qualche risatina, è arrivato anche Oliviero finalmente, in ritardo come al solito, ma oggi non le importa, basta che ci sia. E tre, l’ultimo.

Conclude velocemente:

Grazie, ma ora basta, divertiamoci. Fra un po’ sono pronte le bistecche e le salsicce, e Francesco accoglie suggerimenti per la musica, io voglio ballare!”

Posa il microfono, Oliviero è già lì che se la stringe, quasi la soffoca, ma con lui è bene tenere un po’ le distanze, se no fa come vuole. Non può fare a meno però di lasciare che le tenga un braccio sulle spalle per un bel pezzo finché lo presenta a Rosa, che nel suo splendore mediterraneo lo distrae un attimo, allora se ne può andare a chiacchierare con gli altri.

Chi non c’era alla discussione della tesi le chiede dettagli, chi si laureerà alla prossima sessione cerca rassicurazioni, sua sorella e suo fratello se la spassano alla grande, per loro il rito di passaggio è ancora lontano e questa sera ci sono infinite possibilità di belle storie.

Cerca Giovanni, lo trova in casa vicino al fuoco col suo amico, ha un piatto vicino, in mano un altro calice di rosso. Fabrizio indovina che è il momento perfetto per andare fuori a fumare, lei prende il vino di Giovanni e beve un sorso, poi gli sfiora le labbra con le sue:

Resterai a dormire qui?”

Non lo so.”

Per favore, voglio stare con te stanotte, solo con te.”

Tu mi vuoi far male.”

No, io ti voglio e basta.”

Lui la guarda, poi volta la testa, riprende il bicchiere.

Lei esce, leggera. Comunque vada, sarà Giovanni l’ultimo che saluterà.

Va in fondo alla terrazza gridando:

Voglio un ballo con tutti e con tutte, non potete rifiutarmelo!”

Balla con Francesco, poi con Anna, con Rosa e con Sahid e via e via, prende per la mano i più restii e li porta con sé per un minuto, è un suo diritto, è la sua festa. Corpi caldi, felici. Quando arriva a prenderla Aldo sente un brivido, ma fa un tiro dalla canna che le porgono e passa. I passi tendono ad allacciarsi, sente che la desidera, in qualche modo tutto quello che c’è stato di brutto finora sparisce, diventa come qualche anno fa, freschi di liceo, freschi. Lui le bacia un orecchio, lei gli dice sottovoce di andare di sopra fra dieci minuti poi va vicino alla griglia, chiacchiera con Martino, che in questo momento è il guardiano della brace, fanno un brindisi col vino bianco dal sapore di fiori. Poi si avvia verso il retro della casa e sale dalla scala secondaria, Aldo è nel corridoio che l’aspetta, entrano nell’ultima stanza in un silenzio compatto.

Lui non è dolce quando la chiede e la prende, nemmeno brusco, è concreto come sempre, quello che anche lei vuole stasera. Sono talmente eccitati che il sesso dura poco, giusto il tempo di concedersi appieno quello che vogliono, ma risulta alla fine essere una delle migliori volte con lui. Si lasciano sorridenti con un bacio profondo, lei esce per prima e raggiunge la piccola folla senza guardarsi intorno, lui arriva dopo un po’ e morde con gusto la rosticciana mentre comincia a fare il filo alla sorella di Francesco, che sembra ci stia volentieri. E’ sempre il solito.

Sta parlando con un’amica delle prossime vacanze in Grecia quando si sente osservata. Si gira, è l’amico di Giovanni che la guarda con la faccia scura, ma lo conosce, è fatto così, deve fare il protettivo invece di rilassarsi e pensare a star bene.

Più la serata va avanti e più il fumo e il caldo si fanno intensi, le chiedono una canzone e lei non si sottrae. E’ un po’ di tempo che non canta, ma questa è l’occasione giusta. Dario ha portato la tastiera e l’accompagna. Iniziano con I’ve got dreams to remember, la voce all’inizio è un po’ fredda ma poi migliora, le piace, l’ascoltano attenti, passa a Love is blindness, dopo di che la gola le si stringe e cede il microfono, altri hanno voglia di cantare.

Si siede sotto un albero in disparte, accende una sigaretta, rinfresca la gola con il cuba libre che Oliviero le porta senza parere:

Sei felice?”

Sì, stasera sì, ci sono tutti quelli che volevo, per me. ”

Già, narcisismo alla grande eh? ”

Su, non cominciare. Piuttosto, ti va una passeggiata? ”

Con te, passeggiate? Sempre. ”

Si avviano verso il bosco, c’è una grande luna e il sentiero è spazioso.

Sai, pensavo non venissi, sei specializzato nel fare bidoni, tu. ”

Lo so, per questo sono venuto … no, dai, sono venuto perché mi fa piacere, e perché mi sa tanto di invito per un addio, non volevo mancare.”

Già, forse, allora salutiamoci per bene, no?”

Gli prende una mano e se la mette sul seno, appoggiandosi a un vecchio castagno. Lui le viene vicino, aderisce al suo ventre come un boa, le ha sempre fatto quest’impressione dalla prima volta, di non avere scampo. Si compenetrano a lungo, le foglie secche smosse come quando vi si rotolano i cinghiali. Nel momento dell’orgasmo lei fissa la luna, una monna lisa. Lui le accarezza le labbra. Poi si rialzano, cercando di spolverarsi i vestiti a vicenda. Lui la prende per le spalle e la guarda in silenzio, lei sostiene lo sguardo senza dire niente.

Sarà l’ora che vada, una volta tanto che c’è stato un buon addio.

Mah, sai, un addio, forse.”

E’ meglio comunque che ti lasci, potrei dar noia ai tuoi progetti, non vorrei mai. Però ancora non ti ho dato questo.”

Le porge una scatolina, dentro c’è una runa d’oro infilata in una catenella, è Sol. Lei sorride:

Sarei io?”

Più che altro è un augurio … ma sì, sei tu, ti ho sempre vista come un fulmine carico.”

Grazie, davvero.”

Lo bacia leggermente, risalgono senza più dire niente fino alla casa. La festa va avanti da sé, Oliviero saluta tutti dal microfono e se ne va, lo aspetta un lungo viaggio. Lei sente la scatolina premerle nella tasca.

Il raccolto è quasi al termine, ora c’è quello del campo a sud, il più maturo, il più fertile, d’oro.

La maggior parte delle persone stanno bevendo roba poco alcolica, c’è un po’ di strada per tornare. Qualcuno butta altra legna sulla brace, il fuoco si riaccende con brevi vampe, sentore d’abete. E’ fresco sul serio a quest’ora, si riscaldano fumando qualcosa di buono, la sazietà e la stanchezza si fanno sentire, qualcuno russa sulle panchine di legno, altri la salutano e se ne vanno in gruppetti. Sono rimasti in una decina, lei prende Giovanni sottobraccio e lo tiene vicino a sé mentre scambia le ultime chiacchiere con Aldo, che sorride ma non pare più molto allegro. Si danno un bacio sulle guance, e anche lui se ne è andato.

Così si ritrovano intorno al camino quasi spento Francesco e Anna, che lei ringrazia ancora abbracciandoli forte, Rosa e Martino e l’amico di Giovanni e Carmen, e loro due soltanto. E l’ora, saluta tutti, sanno già dove sistemarsi per la notte, sale le scale con l’ultimo. Sceglie la stanza azzurra, quella che dà sul pergolato coperto di glicine e ha il soffitto dello stesso colore, entrano, chiude a chiave. Giovanni le dà le spalle, guarda fuori.

Non sei contento di essere qui con me?”

Non lo so, certo che volevo esserci, ma mi fai stare male.”

Amore mio, non è quello che voglio, voglio farti stare bene. Non farei mai qualcosa che ti facesse soffrire veramente, lo sai. Ho bisogno di te.”

Lui non la guarda, c’è un silenzio interminabile.

Già, è questo, che anch’io ho bisogno di te, ogni tanto.”

Ogni tanto … lasciamo perdere, adesso non esiste niente altro, solo noi.”

Finalmente lui si volta, l’abbraccia, la bacia soffocandola quasi, è bello così, finalmente.

Giovanni va a farsi una doccia mentre lei ascolta Eminem, è così disperato da essere tutte le volte adorabile, da cogliere con una mano dalle lunghe dita. Il mix della serata la sta sopraffacendo, l’erba e il vino e il resto mescolati dentro la testa, ma il risultato è quello che si aspettava, che voleva. L’ultimo e il miglior fuco, l’ultima volta prima di arrendersi a quello che sarà finalmente un dopo.

Si danno il cambio, lei entra sotto il getto e si purifica bevendo l’acqua tiepida, tutto il resto sparisce per lasciare il posto alla celebrazione. Profumata di muschio scivola sul letto accanto a lui, finalmente non fa più il passivo e la cerca, la rincorre, la prende con furia, con uno scuro calore che li fa sudare, nella mente le scorre la clip di Otherside degli RHCP, vorrebbe consolarlo di quello che è stato, ma ancora di più di quello che non è stato in tutto questo tempo.

Non possono bastarsi di solito ma questa notte sì, fa di tutto per essergli sufficiente e necessaria come non ha mai voluto prima, solo all’alba si addormentano senza più la forza di niente.

Al risveglio Giovanni non c’è. Appoggia il palmo sul lenzuolo, è già freddo, le passa per la mente veloce il dubbio di un terribile fraintendimento. Scende al piano di sotto, gli altri sono in terrazza a fare colazione, li saluta, lui non c’è. Ma guardando verso il giardino vede un filo di fumo, supera il roseto, Giovanni e il suo amico sono là, davanti a due grandi tazze di caffè. Li saluta, si siede accanto al suo nuovo vecchio amore.

E’ l’ora di andare anche per noi.”

Già, è così.”

L’amico si avvia. Lei gli prende il viso fra le mani:

Quando ci vediamo? ”

Non so, quando trovo il modo di venire su.”

Se questo è uno stupido addio, non lo voglio ascoltare.”

E’ tardi ora per parlare, la festa è stata bella, tu sei felice, per ora basta così.”

Sono felice perché ci sei tu. Già mi manchi.”

Non so se è così vero, ma adesso non voglio parlare. E’ tutto troppo.”

Lei lo bacia, lui risponde, le succhia via un po’ di vita, un po’ gliela dà, si stringono in un ultimo abbraccio nel trifoglio umido fino a ritrovarsi, vivi del tutto.

Vanno dagli altri tenendosi per mano, qualche chiacchiera ancora, e per ora è tutto finito.

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