Kabe va nel frigo

Il sole è alla massima altezza quando torna a casa, alzarsi all’alba ha anche i suoi vantaggi ma poi in strada all’una del giorno, d’agosto, ci si sente come un gelato infilato nel in forno.

Queste due settimane si prospettano come una specie di vacanza, Alessia è andata in Calabria con dei parenti quindi la casa per un po’ è libera. Oddio, veramente prima di partire l’amica le ha comunicato che potrebbe venire Kabe anche mentre lei non c’è. E’ stata poco elegante stavolta, non ha chiesto un favore ma comunicato un suo volere, e vabbe’, sono amiche da anni, è fatta così. In realtà non si capisce cosa dovrebbe venire a fare Kabe, una casa ce l’avrà da qualche parte, non sarà comparso dal nulla a Festambiente dove Alessia l’ha conosciuto poco tempo fa. Quando torna dal lavoro è stanca di corpo e di testa e non ha voglia di avere per casa gente se non è necessario, ma che fare?

Il pomeriggio passa velocemente, ha da rivedere due capitoli e trova qualche difficoltà ad approfondire alcuni concetti. Ogni tanto una puntata sul faccialibro per mettersi d’accordo con gli altri per la serata – in Oltrarno c’è la festa, si vedranno lì – un paio di docce e qualche litro di tè verde.

Il desiderio della giornata è che Raoul ci sia stasera, fra due settimane lei se ne andrà a Barcellona e vorrebbe concludere qualcosa prima di partire.

La comodità di abitare in centro è tutta lì, vai dappertutto in bicicletta. Con una pedalata di dieci minuti arriva in piazza, pedala fino a Raoul che dà le spalle alla strada mentre chiacchiera con due tipi di architettura e lo va a urtare piano, lui ha un sobbalzo, si gira incavolato, quando la vede le dà un buffetto:

Sempre delicata, Bellamore, eh?”

Con te mi sa si debbano usare le maniere forti.”

Ma smetti, scendi da quel velocipede e andiamo a bere qualcosa.”

Lega la bici a un palo – come al solito non ci sono rastrelliere – e si avviano insieme verso il solito pub. La serata trascorre piacevolmente, Raoul è di buonumore, nessuno degli altri stasera ha paranoie, la musica è buona e, honey, la notte giovane.

Fra una cosa e l’altra fanno le due e Raoul, che abita lontano, le chiede di dormire da lei. Dal tono della voce non le sembra ci siano simpatici secondi fini, peccato ma può aspettare ancora, intanto tornano verso casa a piedi chiacchierando di quando erano piccoli, quando la bicicletta fu, per un paio d’anni, uno strumento di libertà. Dividono lo stesso letto, lei si schianta subito a dormire, fra quattro ore deve alzarsi. Quando suona la sveglia – inno alla gioia – rotola giù dal letto, si veste velocissima, approfitta del sonno per baciare Raoul sulla bocca, pedala veloce nella prima mattina ancora fresca. Si arrabatta poi per sei ore nel lavoro quotidiano e, quando si ritrova finalmente sulla porta di casa, è del tutto intenzionata a fermarsi e non udire suoni per qualche ora.

Errore. Dalla cucina arrivano dei rumori. Un lamento silenzioso le sale dalla gola, e infatti trova Kabe che rovista nel frigorifero:

Ciao, stai bene?”

Sì grazie.”

Ma questo frigo è vuoto, tu mangi male.”

Vabbe’, tanto ho già mangiato.”

No, no, ora preparo io pasta e melanzane.”

Per me no, davvero, vado a letto, sono stanca.”

Okay, okay, dormi bene.”

Inveendo fra sé va a farsi una doccia, poi si rintana in camera. Chatta cinque minuti, non vuole commentare nemmeno con se stessa, poi va a dormire. Quando si sveglia la casa è silenziosa.

Il sabato successivo dorme fino a tardi, la sera prima è stata con i ragazzi del movimento e ha fatto le tre a discutere di progetti vari. Quando si sveglia, saranno appena le undici, viene aggredita da un odore di cipolle soffritte. Reprimendo un conato smette di respirare dal naso e si infila in bagno, sperando che una magia faccia sparire Kabe con tutte le cipolle. Quando entra in cucina però sono tutti ancora lì, lui si volta allegro:

Buongiorno! Vedi, preparo un bel risotto, solo quello perché in frigo non c’è altro.

Ah, bene. Hai sentito Alessia?”

No, non ho scheda, se la chiami me la passi.2

Certo, però io ora devo uscire, prendo un caffè e scappo.”

Ah, peccato, avevo cucinato anche per te.2

Sorry, e poi è un po’ prestino, no?2

E’ che dopo devo andare a lavorare e mi piaceva chiacchierare un po’ con te.2

Sarà per un’altra volta, dai.”

Si prepara un caffè, e se ne va salutandolo:

Ci si vede.”

Telefona a Raoul, fissano di vedersi al circolino. Gli racconta di Kabe, che senza un motivo è sempre a casa sua, e Raoul:

Ma Alessia lo sa?”

Sì, aveva detto che “forse2 sarebbe passato, ma qui mi sembra che più che passare voglia installarcisi, a casa.”

Dai, due settimane passano veloci, e oggi e domani stai da me, ti va?”

Grazie, è perfetto, solo passo un momento da casa a prendere delle cose.”

Canterella fra sé contenta, non solo non dovrà fare l’ospite, più che altro starà con Raoul per due giorni. I quali due giorni passano felicemente fra dormite, bevute e fumate con gli amici, e qualche tentativo di sedurre Raoul che va puntualmente a vuoto. Che palle però, s’è lasciato con la sua ragazza ormai da mesi, loro stanno bene insieme, non capisce proprio perché non si lasci andare. La domenica sera torna a casa delusa e vagamente incavolata, e per giunta trova Kabe sdraiato sul divano che guarda la tv.

Ciao bella ragazza, come stai?”

Bene grazie.”

Non tanto bene, tu sei arrabbiata. Non con me, eh?”

No, Kabe, scusa ma non sei così centrale per me da poter essere arrabbiata con te.”

Ma come sei cattiva!”

Lei sospira e si butta sulla poltrona:

Che stai guardando?”

Questo film sui leoni.”

Ah, il solito documentario sul Serengeti, casa tua insomma.”

Kabe scoppia a ridere di gusto, tirandosi manate sulle lunghe cosce:

Casa mia? Non capite nulla voi dell’Africa, io sono senegalese, mica keniota, quanto siete stupidi, cosa credi, che io venga direttamente dalla savana?”

Grazie, eh, ma se siamo così stupidi cosa ci stai a fare qui?”

Ehi bella, qui lavoro, appena ho i soldi me ne torno in Senegal.”

Già, bene, scusa ma anche tu …”

Dai bella, guardiamo quello che vuoi tu, bisogna fare un po’ di spesa però.”

Giusto, prendi pure quello che vuoi, non ti preoccupare per me, io mangio fuori.”

Non va bene mangiare sempre fuori, ti fa male.”

Grazie babbino, ma ora buonanotte.”

Bei sogni, eh?”

Si spera, ciao.”

Approda al letto e si immerge nel sonno come in una jacuzzi, prima però manda un messaggio a Raoul, tanto perché si ricordi che lei sta aspettando.

La notte è interminabile e calda, dalla finestra aperta, attraverso l’inferriata, non entra aria se non un vago profumo di gelsomino. Si risveglia più volte, forse un cane che abbaia, la sete, la sensazione che qualcuno le sia accanto, ma è solo un sogno.

Suona la sveglia, il tempo di rinvenire e bussano alla porta. Kabe entra con un vassoio in mano:

Buongiorno bella signora, bronta golazione ber de.”

Lei ride:

Quanto sei scemo! Ma sono le sei, come hai fatto?”

Sono andato al forno qui sotto, brioche calde per una colazione decente.”

Grazie, ma davvero non dovevi.”

Latte fresco non c’è, solo caffè.”

Mangiano le brioche, bevono il caffè, lui sta seduto sul letto, le toglie piano una briciola zuccherosa dalla bocca, lei non dice niente.

Ora devo andare al lavoro di corsa, grazie. Lascia le tazze da lavare, poi faccio io.”

Sì, ci vediamo.”

Per tutto il giorno non ci pensa e la sera, quando rincasa, è tutto buio. Mette a posto la cucina, fa una lavatrice, si mette a scrivere, fa tardi un’altra volta.

Il giorno successivo riesce a fare un po’ di spesa e si prepara la cena sul presto, così può scrivere a lungo. Certo che la casa è un po’ silenziosa, fa qualche telefonata, chiama Alessia, la quale se la sta godendo alla grande, racconta le sue storie a ruota libera e non le chiede niente di Kabe, così nessuna delle due ne parla. Eppure credeva che Alessia fosse realmente interessata a lui. Non sono fatti suoi, comunque.

Passano un paio di giorni e Kabe riappare allegro come sempre, portando un sacchetto di melanzane. Entra con le chiavi, naturalmente non si sogna nemmeno di suonare il campanello, la saluta e si mette subito a cucinare, spruzzando la cucina col sugo di pomodoro bollente. Lei ascolta le sue chiacchiere, lo guarda per la prima volta per quel che è, un piacevole ragazzone con un bello scilinguagnolo, direbbe la nonna.

Ormai è rassegnata alla sua presenza e alle sue gentilezze, in realtà mentre chiacchiera con lui non sente quel languore dell’assenza di Raoul che nel resto della giornata ha cominciato ad assillarla pesantemente.

Se ne stanno un po’ in terrazza, il duomo è vicinissimo, stende una mano e adatta le dita alla forma del cupolone, lo svita come un tappo di bottiglia, lo getta lontano.

Verso le nove se ne va in camera a scrivere, è un po’ stanca, lavorare e studiare e non raggiungere Raoul comincia a sfibrarla. Questa volta non ce la fa a stare sveglia fino a tardi, prima di mezzanotte già dorme, non sa nemmeno se Kabe sia andato via o no, le basta dormire.

Il pomeriggio seguente se lo trova ancora una volta in cucina che rovista nel frigo sconsolato:

Troppo vuoto, questo frigorifero, non va bene.”

Scusa sai, ma se vuoi comprare qualcosa quella è la porta, nessuno te lo impedisce. Anzi, visto che ci sei, prendi anche il latte fresco.”

Cavolo, ma ti arrabbi sempre, devi essere più felice, che problema hai?”

Sul momento lo prenderebbe a ceffoni, invece cede e se ne va in camera. Dopo poco sente bussare:

Scusa, ti vedo così stressata, ti faccio un bel massaggio alle spalle, vuoi?”

Sì, va bene, fammi un massaggio, che forse ne ho bisogno.”

In effetti le mani di Kabe ci sanno fare, mentre le impasta il collo e le spalle le sfugge un sospiro, lui se ne sta zitto, meno male. Poi le propone di massaggiarle anche la schiena, e che male c’è, una volta cominciato tanto vale continuare. Cosi si sdraia a faccia in giù, e lui le preme dolcemente sulle costole, poi più in basso, vicino alle reni. Lei comincia a sentire caldo, lo lascia fare quando le massaggia le natiche e il dietro delle cosce, lo ferma però quando le sue mani scivolano nell’interno:

Dai Kabe, ora basta, grazie.”

Ma dai, ti farebbe bene, che male c’è, possiamo stare insieme un po’, no?”

Tu non ti preoccupare, non ne ho voglia, dai.”

Io dico che tu hai voglia, solo un poco, abbastanza.2

Ascolta, pensa ad Alessia, non mi va.”

Così si alza e va a fare un caffè. Lui la raggiunge:

Io dico che sei un po’ strana, ma siete strani tutti qui, non volete stare bene.”

Senti, lascia perdere, vuoi?”

Così prendono il caffè e parlano di sciocchezze, ma lui ha sempre un sorrisino da schiaffi.

Ora me ne devo andare, ciao.”

Lo saluta, e non torna a casa che a notte tardi, non lo rivede per un pezzo. Qualche sera dopo sente aprire la porta, eccolo, sorride:

Ciao bella, come stai?”

Bene grazie. Che, sei venuto a trovarmi?”

Passavo di qui, ho pensato di dormire da te stanotte.”

Ah ecco, uno di qua e uno di là, sia chiaro.”

Certo, certo, uno qua e uno là, buona notte.”

Dopo poco lo sente respirare pesantemente. Finisce un libro, telefona a Raoul per chiacchierare di cosa faranno domani, lo saluta e spegne la luce.

Poco dopo che si è addormentata qualcosa la sveglia. Dopo un attimo di confusione sente il sesso di Kabe che le preme sul fianco, il suo respiro nell’orecchio:

Ma che cosa fai?”

Indovina.”

Ti ho già detto che non voglio.”

Magari cambi idea. Intanto sto un po’ qui, va bene?”

Stattene lì fermo, e lasciami dormire.”

E se ti accarezzo?”

No, non mi accarezzi. O dormi o te ne vai.”

E’ piacevole averlo nel letto, non è eccitata ma parecchio divertita. Così passano la notte tra ripetuti tentativi di lui di convincerla, e continui dinieghi di lei. Giocano come cuccioli, ma non si lascia prendere, né lui se la prende.

Si alzano insonnoliti ma altre notti seguenti, fino al ritorno di Alessia, ripetono lo stesso copione con tutte le variazioni possibili e qualche approfondimento. L’ultima mattina si salutano con un casto bacio.

Quando Alessia torna e le chiede se Kabe si è visto, se si è comportato bene, lei risponde soltanto che è simpatico, ma non ha fatto che frugare nel frigo senza riempirlo mai.

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