L’elettrauto

Non ha mai avuto fortuna con le macchine, le moto e i motorini, infatti rieccola a lottare anche con l’Astra. Ha solo un paio d’anni, come mai a soli trentamila chilometri fatica a mettersi in moto e poi tossisce quando riparte ai semafori verdi? Così impara, si dice stizzita, e la prossima volta non sceglierà un’automobile in base al nome. Alla fine, quando non ci spera più, il motore si avvia e ce la fa ad arrivare al lavoro. Intanto rimugina su come evitare di portarla dall’elettrauto dove andava prima, un posto che ricorda bene. Dopo aver controllato su internet arriva alla conclusione che comunque è quello il più vicino, e sul fatto che sia bravo non c’è niente da dire, però …

Si decide, appena ha un momento telefona:

Buongiorno, sono Giulia, quella che aveva la Panda gialla.”

Buongiorno signora, sì, mi ricordo benissimo.”

Sì, ora ho un’Astra, ma oggi ha faticato a partire, bisognerebbe tu la guardassi.”

Non c’è problema, portamela verso le quattro e do un’occhiata.”

Va bene, a dopo, grazie.”

Si accorge di avere le spalle contratte. Non è stato difficile, alla fine, basta essere spontanei e far finta di niente. Non ha commentato il fatto che per due anni non si è fatta più vedere, né gli ha mai fatto un cenno di saluto quando è passata davanti all’officina. Le dispiace che ci sia quest’imbarazzo, ma probabilmente lo sente solo lei. Con lui era carino perché tutto si rivelava facile, anche il guasto più rognoso.

Quando posteggia nel cortile dell’officina lui si affaccia subito dalla porta sorridendo con la sua solita faccia sorniona. Lei si sente prendere le misure, calibrare ogni colore, ogni capello, ma sarebbe difficile intuire la valutazione dietro quell’imperterrito sorriso, anche se le interessasse. La saluta allegro, le chiede che problemi ha precisamente la macchina. Glieli descrive, lui conclude che gliela deve lasciare fino al giorno dopo. Questa è una bella scocciatura per lei, si capisce dalla faccia che fa, ma lui:

Se vieni a prendere un caffè qui accanto, posso vedere se mi rientra la macchina di cortesia.”

Va bene” sorride anche lei “se è la prassi vada per un caffè.”

Si incamminano verso il bar in silenzio, lì lui saluta alcune persone, tutti la guardano con l’espressione di chi la sa lunga, ma non importa. Improvvisamente si sente proprio bella, l’abbronzatura che contrasta con il giallo del vestito e il caschetto corto, tagliato da poco, che la fa sentire leggera. Mentre le versa lo zucchero le sfiora appena il dorso della mano, è piacevole, è sempre stato molto piacevole. Si sorprende a guardargli le labbra mentre sorbisce il caffè.

Tornando indietro lei si siede su una panchina, lui senza dire niente le si mette accanto, le gambe si sfiorano, meno male c’è ombra sotto i susini giapponesi.

Comincia lei:

Allora che hai fatto, ti sei sposato con la tua fidanzata?”

No, non ha funzionato, alla fine ci siamo lasciati.”

Così è finita, mi dispiace. E adesso?”

Ho una ragazza, stiamo insieme da un po’. E a te come va?”

Bene, adesso va bene.”

E i bambini?”

Più che altro stanno con me, ma tutti i giorni lui li prende da scuola, i giorni pari dormono a casa sua, così.”

Ma stai bene?”

Sì, direi di sì.”

Dopo due anni parlano come se si fossero visti solo ieri. Ma questa essenzialità è una cosa nuova. Effetto dell’esperienza, forse. Già, pensa, l’esperienza del vuoto. Dieci anni di differenza erano troppi, sono ancora troppi. Senza dire altro si alzano e tornano alla macchina. Lui le dice di tornare domani alla stessa ora, se ci fossero problemi le telefonerà. Lei parte con la macchina dell’officina, si gira un attimo, è ancora lì che la guarda, i loro sguardi si incrociano.

Quando entra in casa si sente confusa, ripensa più volte ad ogni parola, ogni gesto, alle loro posture, le espressioni del viso, cerca di capire cosa prova, non ci riesce.

Poi dimentica tutto, tornano i bambini col padre e per un po’ c’è una gran confusione, solo dopo cena, quando dormono, può ricordare ancora. È bastato rivederlo, e quello che é stato in questi due anni fa non ha più significato, se non di aver permesso di arrivare ad oggi.

Che importano ormai tutte le parole dette allora, i suoi tentativi di convincerla dichiarandole ripetutamente di voler stare con lei. Che importano tutti i motivi che lei aveva portato per dire di no, guardarsi nello specchio e vedere i primi segni sul viso, vedere lui e pensare che la sua strada era già segnata, guardarlo e ammirarne la pienezza dei trent’anni, pensare al proprio matrimonio ormai sfinito e temere però di soffocarlo definitivamente. Cosa che poi è successa, anche se con il bell’elettrauto non ci è mai andata.

Ma ora? E passato del tempo, i dieci anni di differenza sono sempre dieci, ma lui le suscita anche oggi un desiderio tremolante come un miraggio estivo. Lui non ha nemmeno tentato di nascondere il proprio anzi, al suo solito, ci gioca su, gli piace ancora, si vede da come si tocca la bocca con le dita quando le parla.

Lei trascorre una notte agitata, piena di sogni che alla mattina ha già dimenticato. Mentre prepara tutto per la giornata decide di non pensarci più fino al momento di rivederlo. Questo le riesce bene, ha molto lavoro e le ore passano piene di cose, si trova a chiudere la porta dello studio tranquilla ma in un attimo le cade addosso un’ansia penosa. Cosa sta cercando? Di complicarsi la vita? Non lo sa già, forse, che la sofferenza sarà più del godimento? Non è mai stata il tipo da farsi storie, troppi sensi di colpa anticipati, troppa fatica attorcigliarsi intorno a tristi bugie. Ma se finora le era andato bene così, adesso capisce che le cose sono cambiate.

Arrivata all’officina posteggia e già di lontano vede, di schiena sulla porta, una ragazza bionda, forte, con due belle gambe piantate a terra nelle alte zeppe bianche. Si sente morire, non è possibile, che sfortuna, ecco subito il confronto. Devia il percorso prima che sia troppo tardi, nessuno certo l’ha vista entrare nel vivaio lì accanto. Passa una mezz’ora tra le piante fiorite senza nemmeno vederle, è troppo arrabbiata con se stessa. Bel modo di iniziare per una che voleva farsi una storia, scappare come una lepre di notte davanti ai fari di una macchina. Complimenti per la maturità.

Alla fine bisogna che torni indietro, anche se a casa non c’è nessuno e i bambini dormono dal padre non può mica girellare nel quartiere all’infinito. Quando alla fine raggiunge l’officina lui la saluta con un gesto della mano, è nel cortile che parla con un operaio e si raccomanda che tutto venga tenuto d’occhio fino a domani. Ah, ha pure fretta oggi. Ma perché, perché non è andata da un altro elettrauto, qualche chilometro in più e tante complicazioni in meno.

Subito le chiede:

Ma dove sei andata? Ti ho visto un attimo e sei sparita.”

Una goccia di sudore le scende fredda nell’incavo della schiena.

Avevo da prendere una pianta al vivaio per mia zia, ci ho messo un po’.”

Ah ecco, e l’hai trovata la pianta?”

Che splendidi denti bianchi, le guarda le mani vuote.

No, veramente no. E’ pronta la macchina?”

E’ ancora tutto possibile, ma ogni parola ha una piccola ombra scura.

Sì, però guarda, sarebbe meglio fare un giretto insieme, non ho avuto tempo e dopo non posso tornare, però cinque minuti soli e siamo sicuri che il problema è risolto.”

Lei si sente stordita, non capisce bene il senso, ma acconsente, basta finirla presto. Sale in macchina, lui le siede accanto, le indica la strada, lei fa quello che dice, ma solo dopo un po’ si accorge di star salendo per la collina:

Scusa, ma la macchina va bene o no? A me pare di sì.”

Sì, pare anche a me, ma visto che ci siamo perché non facciamo un giro insieme e ce ne stiamo a chiacchierare un po’ lontano dai curiosi?”

Ma allora non avevi da fare, dovevi andare via, no?”

Sì, con te, però.”

Ah, ecco, il solito presuntuoso. Bene, ormai lo stiamo già facendo, tanto vale finirla.”

Entra in quello sterrato, fra un po’ c’è uno spiazzo, posteggiamo lì.”

Lasciata la macchina, le mette un braccio sulle spalle e la guida per il sentiero che scende, tenendola stretta. Lei ascolta il rumore dei passi sui sassolini, pensa che lo ricorderà per sempre.

Arrivano ad un laghetto, le sponde sono verdi di giunchi, il bosco tutt’intorno è pieno di versi di uccelli e profumo di ginestre. Si siedono discosti, lui lancia sassolini in acqua, le sembra così giovane.

Perché te ne sei andata, prima?”

C’era la tua ragazza, non so, una ragazza, pensavo di disturbarti.”

Non era la mia ragazza, solo una che mi fa il filo, ma dovevi entrare, così tagliavo corto.”

Dai, che ne so, non è che posso arrivare e fare quel che mi pare.”

Non ti arrabbiare, solo che avevo pensato di fare questo giro con te, per un attimo ho creduto che non tornassi.”

Senti, dove ci dovrebbe portare tutto questo?”

Le fa dolcemente il verso:

Senti, non è che ti fai troppe domande? Siamo qui. Non c’è nessun problema, per me si può stare zitti e sto bene lo stesso. Ho te accanto e sei splendida. Non sei cambiata in questi anni.”

Giusto, stiamo zitti, già mi pare impossibile essere finita quassù con te.”

Lui si sposta, siede con la schiena appoggiata ad un cipresso, la prende per le mani, l’attira facendosela sedere fra le gambe, lei non si oppone, si lascia abbracciare, si appoggia al suo petto.

Capelli che sanno di fiori.”

Zitto, non sono i miei capelli, laggiù è pieno di ginestre, zitto ora.”

Rimangono così per un pezzo, immobili tanto che gli uccelli tornano ad abbeverarsi nel laghetto. Lei si concentra sul suo odore, è terribile, sa di buono. Alla fine lui le chiede:

Ma per te è così intollerabile avere qualche anno più di me? Io non ne ho dodici, ma trentadue, non significa niente.”

No, credo di no, almeno oggi no. Mi sembra una cosa stupida farne un problema, ora.”

Allora lui la stringe più forte, le bacia i capelli respirando piano, lei si gira e lo guarda negli occhi a lungo, finalmente le riesce senza dover distogliere lo sguardo dopo un secondo, non lo distoglie mentre si baciano, né quando si spogliano nella luce morbida del tardo pomeriggio, neppure quando lui entra in lei e tutto tranne quello diventa inessenziale. Ha ancora gli occhi aperti al primo, al secondo, al terzo orgasmo, quello cui anche lui cede e allora, solo allora, chiude gli occhi.

La storia è andata felicemente avanti per un po’. Oggi sono felicemente accoppiati, con altri però. Si rivedono quando a lei, immancabilmente, si guasta la macchina, e c’è sempre bisogno di un giro di prova, per star sicuri.

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