Burro

Tutte le mattine, da un paio di mesi, dopo aver inutilmente atteso una chiamata per una supplenza prende lo scooter e, pervasa dall’eccitazione, attraversa il traffico della città. Anche per oggi è in qualche modo vacanza, la precarietà non è un problema se sta appoggiata su quella specie di nebbia persistente fatta di desiderio.

Quando arriva saranno appena le nove, viene accolta dal profumo del caffè appena fatto e non ancora diventato un odore, mescolato a quello del piatto del giorno. E’ ancora poco tempo che conosce questa casa, ma fra un po’ saprà riconoscere esattamente che cosa la madre di Luigi ha accuratamente preparato, alzandosi molto prima del necessario, per il pranzo del figlio.

A quest’ora della mattina il condominio è quasi deserto, come sempre c’è il pianista che si esercita, sta ancora facendo le scale, è davvero presto oggi. In quest’atmosfera silenziosa si trova perfettamente a suo agio, hanno tutta la mattinata per loro, magari resterà pure a pranzo, forse rimarrà fino a sera.

Lo trova sulla terrazza, ha apparecchiato per la colazione, le viene incontro, si baciano, le chiede se vuole qualcosa. Lei si versa un caffè, mangia una fetta di pane tostato imburrato mentre lui le mostra l’ultimo numero del suo fumetto francese preferito.

Sente di avere le labbra screpolate, con l’indice prende una puntina di burro e se lo spalma sulla bocca, poi si tampona con un tovagliolino, lui la guarda, sorride nel sole filtrato dai rampicanti fioriti. L’idea è di studiare insieme, ognuno sui propri libri.

Si siedono alla scrivania, lui di qua, lei di là. Studiano per più di un’ora, ogni tanto uno guarda l’altro, i piedi si toccano, nudi, si accarezzano, quando lo guarda non pensa niente di particolare, solo che è molto reale, molto vivo, anche in quel silenzio.

Quando l’attenzione inizia a decadere si offrono una pausa, vanno in cucina e Luigi prepara un tè, uno a caso fra i tanti gusti che ci sono nella credenza della nonna, i contenitori trasparenti stanno accanto a un servito di tazze dai bordi dorati.

Parlano un po’ di tutto, indirettamente parlando di se stessi, lei sente chiaramente che non si comprendono ancora e che ci vuole tempo per conoscersi, quindi fa mordere il freno alla sua abituale fretta e partecipa, disponibile.

Tornati in camera le propone di stendersi sul grande divano, lei non aspettava altro. Luigi ha un esame fra pochi giorni ma sa certamente come impiegare al meglio le sue ore.

Prima fa partire la musica, poi si stende accanto a lei e la stringe, lei gli tiene ferma la testa e lo bacia fino in fondo dopo avergli leccato le labbra, gli occhi, le orecchie, il collo, lui le stringe i capezzoli fra indice e pollice, le fa male, la fa godere.

Ci mettono un po’ a spogliarsi del tutto perché si fermano ogni momento per toccare un’altra parte dell’altro, per mordere la carne liscia che si moltiplica sotto i denti, finalmente nudi sul divano bianco, la pelle è fresca e subito si riscalda.

Lei ha voglia di sentirlo dentro, glielo dice e lui l’accontenta con grande piacere, ma dopo un po’ che la monta se ne esce di nuovo, gioca intorno a lei, esita a penetrarla ancora, a restare, a concludere. Lei si chiede che cosa abbia, che cosa desideri, alla fine glielo domanda.

Luigi le sussurra che vorrebbe provare a metterglielo nel suo bel culo tondo, provare e basta, se le fa male smetteranno subito, non ha mai provato in vita sua, ne ha sempre avuto voglia, le va? Lei resta un po’ in silenzio, sente di eccitarsi ancora di più, annuisce.

Lui ha un attimo di esitazione, poi le dice di aspettare, torna subito, non possono farlo senza nulla, almeno non la prima volta. Va in cucina, sente che apre il frigorifero e poi rumore di metallo e ceramica, sente che l’orgasmo si avvicina anche solo nell’attesa, l’anticipazione la bagna di più.

Lo vede rientrare nella stanza con un piattino bianco che ospita un ricciolo di burro. Le viene da ridere pensando all’ultimo tango, anche lui ride, si scusa di non avere qualcosa di più adatto. Lei invece ne è contenta.

Luigi si accomoda accanto a lei, si imburra la punta del sesso, lei glielo lecca appena, lui l’avverte di stare attenta perché è un pezzo avanti, poi prende il resto del burro e le massaggia il culo, che è stretto, teso, le dice che ci pensa lui, ora glielo ammorbidisce.

Le dita girano in tondo a lungo, poi le infila dentro la punta di un dito, lei mugola piano, ne infila un altro accanto al primo, lei non regge più, si inginocchia con le mani appoggiate allo schienale, gli dice di provare, ora.

Lui le appoggia il sesso e spinge piano, lei ansima. Lui si ritrae, riprova, la massaggia con la cappella morbida e unta, poi le infila una mano davanti e preme un po’, lei non ne può più, è lei stessa ora ad appoggiarsi a lui che piano piano, a piccoli strappi, entra.

Ogni millimetro di strada è un piacere enorme ma anche un dolore, le sembra che ci voglia tanto, e troppo poco, ad arrivare in fondo. A quel punto si fermano, lui le chiede come va, lei vorrebbe scappare ma più che altro restare, impalata a godere su di lui.

Allora cominciano a muoversi a tempo, ora è tutto cedevole e scorrevole e bagnato, sente il proprio culo che lo stringe, si immagina vista dall’esterno presa da lui che esce ed entra e viene immediatamente soffocando un urlo, viene in un modo pazzesco, pensa che più di così non può essere e invece no, ancora di più quando dopo un attimo lo sente venire dentro di sé per poi pulsare insieme a lei. Come molluschi sott’acqua si incantano ognuno del ritmo dell’altro che via via rallenta, con qualcosa come un rimpianto, una nostalgia, s’acquietano sulla tiepida tela del divano.

Il resto della giornata passa lento fra un capitolo e un altro e i discorsi sul più e sul meno con i genitori di Luigi così gentili. Nelle pause di silenzio lei di continuo ripensa a com’è stato, i pensieri interrotti dalle sensazioni che l’hanno quasi travolta. In poche ore rivive mille volte quel piacere prima che il ricordo sbiadisca. Solo allora andrà sostituito con uno nuovo, ma c’è ancora tanto tempo.

Il piattino del burro, fragile e grazioso, è finito nella lavastoviglie insieme alle tazze della colazione.

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