Isola Santa Maria

Guida Marco come al solito, pare geloso della sua macchina nuova, o forse è perché guidare gli piace davvero. Comunque in questo viaggio non ho mai guidato e gli altri due ben poco. Sinceramente non me ne può importare di meno, sto proprio bene dietro a guardare il paesaggio che ci passa di lato.

Siamo sulla via del ritorno, abbiamo percorso più di duemila chilometri e la prossima tappa sarà l’ultima, poi di lungo fino a casa. Non possiamo sgarrare nemmeno di un giorno, Giulia ha programmato fino alla mezz’ora la sua latitanza dai libri, le abbiamo promesso solennemente che non sforeremo.

Peccato però, ci siamo trovati bene in questo paese, io non sono ancora del tutto sazia di spiedini e polpette piccanti e caffè lungo, né del mare o del sole. Anche Silvio è contento di questa vacanza e non ha urgenza di tornare a studiare, lui si adatta di buon grado a tutto.

É tardo pomeriggio e stiamo cercando una sistemazione che non sia una casa in affitto, vogliamo passare gli ultimi giorni sbracati su una spiaggia a fare niente. Silvio vede un cartello con la pubblicità del centro vacanze Isola Santa Maria, bungalows e residence, la lunga strada ne è punteggiata, decidiamo di andare a vedere. Seguendo le indicazioni arriviamo ad un piccolo imbarco, si fa vivo un uomo che ci porta con un barcone fino all’isolotto per pochi euro. É quasi ora di cena, siamo affamati e si sente un buon odore di pesce arrosto. Alla reception non ci accorgiamo di nulla, prendiamo un appartamento nel residence, viva la bassa stagione. Scarichiamo le borse, ci sistemiamo, due carezze e via verso la cena.

E’ nel percorso fino al ristorante che mi sento agghiacciare, guardo gli altri e li vedo altrettanto basiti. La gente nei vialetti è nuda. Ci sono bambini nudi che corrono, va bene, ma ci sono adulti, uomini e donne, senza uno straccio di vestito o costume da bagno, coppie di anziani con tutta la pelle al vento, e nessuno che mostri qualche imbarazzo. Probabilmente lo proviamo tutto noi, l’imbarazzo disponibile nell’universo creato in questo momento.

E’ Marco che parla per primo, ci siamo fermati sotto gli alberi di un piccolo giardino:

Pare che abbiamo scazzato qualcosa. Quel cartello non era preciso, mi sa.

Già, e ora che si fa?

E’ stata Giulia a parlare. Silvio tace. Io cerco di essere concreta:

Non possiamo andare via: a parte che ci toccherebbe cercare qualcos’altro ed è tardi, ma che facciamo, scappiamo perché s’è beccato un campo di nudisti? Stasera restiamo, poi si vedrà.

Un momento, calma – dice Giulia – guardiamo cosa c’è scritto lì.

Sulla parete accanto all’entrata del ristorante un cartello plurilingue invita i signori clienti ad indossare i vestiti all’interno del locale. Meno male, nessuno ci individuerà come gli intrusi, almeno per un po’.

Ripesco dalla sacca il depliant che ci hanno dato all’entrata. In caratteri non più evidenti che il resto del testo si dichiara che sono ben accetti naturisti e non naturisti, specificando che non è obbligatorio stare senza né con gli abiti eccetto che in due situazioni opposte: ai clienti del ristorante si chiede di accedervi con i vestiti, mentre sulla parte di spiaggia appositamente riservata è obbligatorio stare senza, oltre che vietato fare foto e riprese. La logica non è chiarissima, ma siamo stati presi in contropiede, la dialettica di solito effervescente del nostro gruppetto è al momento accasciata rasoterra.

La cena si rivela splendida. In quella cucina si deve annidare un cuoco di ascendenza italiana perché, dopo diciassette giorni di astinenza dalla pasta e qualche fondato scetticismo al momento di ordinare, ci facciamo fuori dei perfetti spaghetti allo scoglio con un pesce così fresco da piangere di commozione. Solo Giulia, perennemente a dieta, ci guarda scettica e aspetta con pazienza il secondo. In compenso anche lei beve il vino bianco freddo, e dopo un poco abbiamo già dimenticato l’imbarazzo per la situazione. Intorno a noi, gente normale, vestita normale – “E’ normale, Mariastella, il naturista è NORMALE” direbbe l'(im)moralista – che mangia di gusto parlando principalmente in lingue del nord Europa.

Se il primo piatto era commovente il secondo è disperante, sono già accorata per quando non potrò più mangiare un pesce alla brace anche solo lontanamente parente di questo. Sui contorni al solito c’è poca scelta e siamo ricaduti sul classico, difficile sbagliarsi con le patate fritte.

Restiamo a lungo a tavola, c’è un po’ di vento e alcuni brindisi da fare, Marco accende la pipa e ci coglie, come sempre a vederlo impegnato in questa procedura, un accesso di risa che però, questa volta, cerchiamo di contenere; l’ambiente tra l’anglosassone e il teutonico richiede qualche contegno, non vogliamo essere fraintesi.

Dopo una passeggiata sulla sabbia ce ne andiamo a letto e lì, nudi come tutti, ci sentiamo in piena armonia con il contesto, e per celebrare l’ultima parte della vacanza Silvio ed io perfezioniamo un paio di posizioni: solitamente non ci vengono benissimo ma stasera, sarà la vicinanza con la natura, riescono perfettamente.

Ci svegliamo relativamente presto, Marco ha già fatto il caffè. Prima di uscire discutiamo se restare o no, ma ormai la novità è stata assimilata e nessuno propone di andare via. Come dice Silvio:

Per qualche paio di mutande in più o in meno, restiamo qui.

Siamo tutti d’accordo, poi pare che Giulia ed io siamo arrivate alla stessa conclusione perché ci presentiamo alla porta praticamente nude, con addosso solo infradito e pareo, mentre gli altri due indossano ortodossamente il costume da bagno. Ci tengo a ribadire:

– Ma voi, col costume, potete andare solo nella spiaggia dei normaloni.

I due maschi della situazione borbottano che faranno così, nessun problema- Si va a fare colazione al bar, dove pare non ci siano regole specifiche sullo stare vestiti o spogliati. Dopo di che ci separiamo.

Sto a chiacchierare con Giulia mentre prendiamo il sole distese sui teli da mare, mi guardo intorno cercando di non apparire curiosa ma lo sono, e anche Giulia fa lo stesso. La gente sulla spiaggia ha quasi tutta la pelle chiara, rosata o al massimo color nocciola sbiadito, c’è un grande uso di creme protettive e uno scarso uso delle corde vocali alla loro massima vibrazione. In generale, c’è quindi una gran pace. Accanto a noi si è dispiegata una famiglia, i genitori avranno trent’anni ma hanno già quattro bambini ognuno con le pudenda all’aria, non saprei come altro dire. Più in là c’è una coppia di anziani, la pelle di tutto il corpo rugosa ma i muscoli tonici, sorridono chiacchierando con i vicini e se ne stanno lì naturali e rilassati con cappellino, occhiali scuri e nient’altro. Se penso di vedere così i miei genitori mi viene freddo.

Bon, si sta proprio bene senza vestiti a premere, a stringere. La cosa che temo di più è di vedere qualche uomo col pisello sull’attenti, spero proprio di no, lo dico a Giulia, lei ride:

Anch’io!”

Faccio il bagno a lungo, l’acqua è trasparente ed è piacevole sentirla scorrere libera intorno a tutto il corpo.

Mi immergo e nuoto ad occhi aperti, i corpi nudi che vedo sono armoniosi, perfettamente integrati col mare.

Dopo esserci asciugate al sole mandiamo un messaggino agli altri due, ci riuniamo sul sentiero bollente e torniamo verso il residence. Silvio mi stringe quasi possessivamente e davvero non è da lui, vedo che anche Marco tiene un braccio intorno alle spalle di Giulia. Arrivati a casa noi, ma certamente anche gli altri due, facciamo sesso, e mi pare di capire che Silvio scopandomi senta di riappropriarsi di qualcosa che, forse, con la mia nudità gli era parso di perdere.

Nel pomeriggio torniamo al mare, questa volta tutti e quattro insieme sulla spiaggia per nudisti.

Guardo divertita i nostri compagni: non si tolgono gli occhiali nemmeno un attimo per tutto il tempo che stanno fuori dall’acqua ma, stoici, se li tolgono quando si tuffano. Non saremo il massimo della scioltezza ma ormai facciamo parte del gruppo dei più. Silvio scopre che adora nuotare nudo nell’acqua verde che gli titilla i gioielli, in futuro sarà una cosa che gli mancherà tanto. Gli guardo il sesso adagiato fra la peluria, pelle pallida che respira al sole per la prima volta, è così tenero. A me ancora più che nuotare piace stare sul lettino, abbronzarmi per quanto sono lunga, sentirmi un bell’animale al sole alla vista di tutti.

Con il lento scorrere dei giorni il ricordo della vita normale, nella quale il corpo è perennemente coperto, si allontana. Quasi quasi doversi coprire un po’ per andare al ristorante comincia a pesarci.

Quando ci mettiamo in macchina per tornare a casa i vestiti mi sembrano una penitenza ma poi, col passare dei chilometri, comincio a dimenticare la sensazione di essere nuda.

Considero l’isola di Santa Maria come una delle esperienze più felici della mia vita. All’inizio ne parlo liberamente con tutti ma, dopo aver visto che appena accenno la parola nudismo gli occhi luccicano di eccitazione esagerata, rinuncio a spiegare come e perché mi è piaciuta.

Se qualcuno mi chiede di un posto dove il mare è bello e si mangia bene, comunque, lo indirizzo senza specificare all’isola di Santa Maria. Mi ringrazierà, dopo, ne sono certa.

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