Carnascialia

Seduta nel vaporetto stenta a tenere gli occhi aperti, si sente oppressa dal freddo, dal grigio della nebbia. Si stringe nel piumino, tira più giù il cappello. Quante volte ha percorso l’Italia su treni e pullman e navi, quanti anni ancora questo lavoro sarà transumante? Il periodo di studio all’Accademia è stato breve come un respiro, i progetti per il futuro l’hanno reso leggero. Dopo, però, è stata dura. Sono passati cinque anni e non c’è verso di avere un po’ di stabilità. E dire che è una fra i migliori, a detta di molti. Ma non c’è spazio per i giovani, è davvero un paese per vecchi.

Chiude gli occhi, cerca di estraniarsi, ma un gancio caldo le tiene all’amo lo stomaco.

Il vaporetto accosta, è la sua fermata, cerca con gli occhi Giorgio, non lo vede. Aspetta qualche minuto sul lastricato, le si intirizziscono i piedi anche se continua a camminare su e giù. Lo chiama col telefonino ma lui non risponde, sta ascoltando gli squilli a vuoto quando una mano le si posa sulla schiena, eccolo lì gentile come sempre, i capelli legati in una lunga coda, la prende a braccetto e la conduce.

Per questa volta finalmente non viaggia per lavoro, ma per passare un paio di giorni leggeri insieme a lui. Ha sempre desiderato vedere il carnevale di Venezia ma nemmeno da piccola ne ha mai avuta l’occasione e così, quando Giorgio l’ha invitata lì per il martedì grasso, ha esitato solo un momento.

Il cielo si schiarisce mentre camminano per le calli. Quando arrivano alla casa di Giorgio, il cui muro si affaccia su un campiello arioso, comprende meglio l’eleganza del suo amico che pare innata. La fa entrare e le mostra la sua stanza arredata con mobili antichi e, in terra, un tappeto bordò. Deposita il trolley in un angolo e si sdraia sul letto:

Programma?”

Giorgio le propone di pranzare in un posto dove si mangia bene, nel pomeriggio un giro per la città, la sera andranno ad una festa in maschera organizzata da amici suoi, alcuni li conosce anche lei.

La notte” prosegue scherzoso “la puoi passare nel mio letto, se ti va.”

E’ un bel pezzo che le ha detto quanto gli piace ma non è interessata, ha troppe cose da fare e, dopo le esperienze passate, sa che dovrebbe rinunciare ad altri spazi irrinunciabili. Sorride senza dire niente. Comunque se dovesse cambiare idea Giorgio sarebbe l’ideale, ha un corpo bellissimo e si trovano bene insieme.

Intanto guardano il video che lui ha montato con le riprese dell’ultima rappresentazione, ha una grazia compositiva che la stupisce sempre per il gioco complesso ma non pesante che ne risulta.

Lo ringrazia dandogli un bacetto sulla guancia, lo sente fremere. E’ ora di pranzo e si avviano al bacaro, che è lì vicino.

Rimane estasiata dalla varietà di cicheti distesi sul bancone, li assaggia praticamente tutti accompagnandoli con assaggi di vini. Lui la guarda mangiare godendo con lei, ma per sé preferisce un piatto di pasta. Mentre parla dei suoi progetti per il futuro le confida che forse andrà qualche tempo a Parigi, vuol vedere se là ci sono maggiori possibilità di lavoro. Lei annuisce, approva senza fare una piega, mentre Giorgio la guarda negli occhi. Finito di pranzare passeggiano avvicinandosi al centro, le maschere in circolazione via via aumentano, lei non perde occasione di fotografare quelle più convincenti pregando Giorgio di posare insieme insieme a loro. Lui nicchia, ma poi si arrende di buon grado.

La giornata è diventata quasi tiepida, girovagano a lungo senza una meta definita, fermandosi ogni tanto quando lei entra in molti dei negozi d’artigianato dove dà lunghe occhiate per cogliere l’impressione generale.

Giorgio le regala una maschera azzurra ricoperta di piume, la indossa subito. Sul tardi tornano a casa, riposano le gambe irrigidite da tanto camminare. Si siedono su un divano damascato con i piedi appoggiati agli sgabelli, lui le mette un braccio intorno alle spalle, lei lo lascia fare, stanno in silenzio a lungo, poi vanno a vestirsi per la festa. Quando esce dalla camera lui è già pronto, vestito da menestrello, un mandolino in mano. Lei si gira piano per fargli ammirare il suo costume, è diventata la ragazza con l’orecchino di perla. Giorgio resta un attimo in silenzio:

Sei uguale all’originale, un’opera d’arte.”

Lei ride, è contenta di piacergli.

Per la strada fa freddo, ma sono coperti da caldi mantelli scuri. Lui ha un maschera bianca, lei la sua, di piume. La casa della festa è un grande edificio affacciato sul canale, l’ospite non ha risparmiato le luminarie, sull’ingresso li accoglie un maggiordomo che controlla gli inviti e li prega di entrare.

Non mi avevi detto che era una festa da ricchi” dice lei.

Non volevo che magari tu rifiutassi, conoscendoti.”

Ma dai, scemo, non sono così bacchettona. Ma chi c’è che conosco?”

Giada e Michele, ma ricordati che non possiamo toglierci le maschere, sarebbe poco gentile.”

Un vero carnevale come ai vecchi tempi, allora. Va bene, ci sto. Cerchiamo di individuarli.”

Girano per la casa scambiando qualche parola con quelli che incrociano, ma non pare che i loro amici siano arrivati. Curiosano a tutti i piani, c’è una gran quantità di arazzi e pannelli e quadri alle pareti, tappeti ovunque eccetto che nella sala da ballo, dove il soffitto è affrescato con putti impudichi.

Alcune stanze dei piani alti sono chiuse, curiosa appoggia l’orecchio e le pare di percepire rumori dall’interno mentre Giorgio sostiene di non sentire niente. Tornano da basso, colgono due calici dal vassoio sorretto da un cameriere con la parrucca riccioluta di prammatica e la giacca arabescata d’argento.

Si intrattengono a fare due chiacchiere con una bella signora dalla corona turrita e il suo compagno, che pare Balanzone. Sono simpatici, la pancia dell’uomo è sicuramente finta, si intuisce un fisico ben modellato. Parlano di tutto un po’, poi scivolano a discutere di teatro e lì si aggiunge una coppia di elfi dai capelli di platino, lui le ricorda Orlando Bloom. L’elfo la invita a ballare, lei si concede. Per fortuna ha frequentato qualche corso di ballo e ce la fa a tenere il passo, comunque lui la conduce in modo deciso con la mano che le preme sul fianco. Dopo qualche ballo le propone di bere qualcosa e, mentre in un angolo sorseggiamo champagne, le si china all’orecchio proponendole di seguirlo al piano di sopra.

Per un breve momento rimane senza parole, poi sorride, lo ringrazia rifiutando cortesemente l’invito e si mette a cercare Giorgio. Lui non è più dove lo aveva lasciato, percorre a lungo la grande casa senza riuscire a trovarlo. Alla fine decide di fermarsi, prima o poi sarà lui a passarle davanti.

Un anemico raffinato vampiro si avvicina e, dopo aver affermato che Vermeer è uno dei suoi preferiti, si offre di portarle qualcosa da mangiare. Attende seduta su uno scranno rosso e oro, mangiucchia dal piatto che lui, ossequioso, le regge. Le sembra uno di casa, gli chiede:

Ma nelle stanze sopra, cosa c’è di particolare?”

Precisamente non so, l’ospite ha informato gli amici più stretti che sono a disposizione delle chiavi d’oro per andarsi a riposare di sopra.”

Ah, ecco. In effetti questa festa è impegnativa, un attimo di pausa ci vorrebbe, nevvero?”

Già, se vuole l’accompagno io più che volentieri.”

Non sa se è per quegli occhi luccicanti dietro la mascherina, che le paiono furbi e dolci nello stesso tempo, se è per il vino che non si è fatta mancare, o anche un po’ per lo scontento verso Giorgio che è sparito e gli altri amici che non è riuscita a trovare: non riesce a crederci quando si sente rispondere di sì. Il vampiro le prende il bicchiere e lo appoggia su un tavolino, poi la precede per le scale ed apre una delle porte, che non è chiusa a chiave. Dentro trovano l’elfa e uno che potrebbe essere vestito da menestrello, ma non ne è sicura, c’è poca luce e i due allacciati portano la maschera.

Pensa un attimo se sia il caso di proseguire, sembra tutto preordinato e questo non le piace.

Ma ormai l’eccitazione è cresciuta, si siede sul letto, guarda gli altri due che finiscono di spogliarsi, il vampiro le accarezza il collo, le toglie il copricapo facendole poi scendere il vestito fino alle anche, toccandole i seni da dietro. L’elfa e il menestrello si baciano, si leccano e poi entrano uno nell’altra, lei stringe le cosce mentre gattona sull’enorme letto per andare a toccare gli altri due nel loro punto d’incontro.

Si gira e chiede al vampiro di farle qualcosa, quello che vuole. Lui, nudo ormai, la penetra da dietro, e allora l’elfa si stacca e le si insinua tra le gambe, leccandola, e a catena il menestrello si inginocchia e struscia il cazzo sulla fica dell’elfa. Per un po’ vanno avanti così, ma presto ogni cosa cambia e, a girare tutti leccano e toccano tutti, strofinando ogni parte del proprio corpo contro gli altri, ed è così che alla fine si trova a cavalcioni del menestrello, sul punto di prenderselo dentro.

Esita un attimo, cerca di capire chi c’è dietro la maschera, poi rinuncia e si infila sul paletto, agguantandolo con la sua muscolatura forte. A quel punto per lei è abbastanza, si solleva e si riabbassa sempre più in fretta, finché raggiunge un orgasmo spettacolare insieme al menestrello, mentre lui lecca la fica dell’elfa che viene presa da dietro dal vampiro. C’è una reazione a catena che termina per lei, come sempre, in un felice breve pianto.

Si rivestono senza fretta, escono uno alla volta. Quando lei con calma arriva dabbasso il momento clou della festa è passato, tutti si sono rivelati, le maschere giacciono dimenticate qua e là.

Giorgio la sta aspettando ai piedi delle scale poco oltre un’elfa, non sa riconoscere se sia quella della stanza di sopra. Questa di spalle somiglia a Giada e, insieme a un uomo vestito di scuro che potrebbe essere Michele, stanno avviandosi verso l’uscita.

Lei allora, senza nemmeno salutarlo, gli tira un pugno in una spalla, protestando:

Alla fine il modo l’hai trovato, eh?”

Io? Di cosa stai parlando? E’ un’ora che ti aspetto, ma dov’eri? Mi stavo preoccupando.”

Ma eri tu o no?”

Io a fare cosa?” l’espressione stupita sembra sincera.

Lei d’un tratto non trova altro da dire, sa solo che ha voglia di stare con lui, da soli questa volta.

Glielo sussurra all’orecchio e Giorgio non le chiede altro, lasciano la festa stretti uno all’altra affrettandosi verso casa con i passi attutiti dalla nebbia.

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