Un mondo di convenienza

Quasi accecata dal sole non si accorge di incrociare il percorso di due uomini che trasportano un divano. Se ne accorge all’ultimo istante e, mentre aspetta che passino, prende istintivamente nota del loro aspetto vigoroso. D’altra parte per fare le consegne di mobili non potrebbero essere mingherlini. Si muovono veloci e precisi, uno ha tutta una serie di attrezzi appesi alla cintura da lavoro.

Riprende la strada e si appunta mentalmente di decidersi a comprare qualche mobile. Ormai la casa ha bisogno di cambiamenti, sono anni che ci abita e non ha mai acquistato niente di nuovo per arredarla un po’ meglio.

A sera, dopo una giornata di lavoro intenso, ci ripensa. Appena cenato si siede sul divano, prende il portatile e comincia a guardare i cataloghi d’arredamento. Dopo un bel po’ di tempo e di conti, ha deciso. Cambierà il divano, ormai distrutto dai suoi gatti, e anche il tavolo di cucina con le sedie. Alla fine torna a sfogliare il catalogo ancora una volta e decide di prendere anche un armadio per la stanza dello stiro, o del casino come la chiama lei, l’armadio che ha adesso non ne può più, non c’è uno sportello che si chiuda e anche il colore, verdolino, non le è mai piaciuto.

La mattina dopo chiama l’imbianchino, si mettono d’accordo perché venga a dare una rinfrescata alla cucina che ne ha proprio bisogno, così quando arriverà il tavolo nuovo sarà tutta un’altra cosa. Dopo di che ordina i mobili online e paga l’acconto con la carta di credito, arriveranno fra una decina di giorni, perfetto.

La mattina della consegna svuota l’armadio da sostituire, accende la macchina espresso e mette qualche bibita in fresco per offrirla ai trasportatori. Spera che siano gli stessi con cui si è quasi scontrata sul marciapiede, le sono sembrati parecchio svegli.

Quando suona il campanello apre il portone e dà un’occhiata alla finestra. Hanno posteggiato il camion accanto al cancello, meno male, non intralcia e avranno il tempo di fare le cose per bene.

Riconosce subito il primo che appare sulle scale, è quello un po’ più basso con gli attrezzi alla cintura. Il peso trascina in basso i jeans, lasciando scoperta una striscia di pelle, di muscoli. Portano dentro il divano, mostra loro la posizione dove va messo, lo liberano da tutti gli imballaggi, è veramente bello, il punto giusto di rosso. Poi tocca a quello vecchio essere portato via, i due lo maneggiano come fosse leggero.

In dieci minuti sono tornati già col tavolo, poi tocca alle sedie, la cucina adesso sembra totalmente diversa.

Prima di portare l’armadio nuovo devono smontare quello vecchio e lo fanno con movimenti precisi, efficaci, ci mettono poco tempo, intanto lei ha offerto una bibita che accettano, la bevono in piedi, sono di poche parole.

L’ultima parte del lavoro è più complessa, più lunga, lei se ne sta al computer, ogni tanto si affaccia in silenzio e li guarda per un attimo, è un piacere guardarli lavorare. Ma non vuole imbarazzarli, se ne torna subito di là.

Finalmente hanno finito e quello più alto, coi capelli chiari, la chiama a vedere l’armadio montato, apre e chiude gli sportelli, i cassetti, è tutto a posto, resta solo qualche imballaggio da portare via.

Mentre pensa se dar loro una mancia e quanto consistente, li invita a sedersi un momento e chiede se vogliono un caffè. Si siedono volentieri, lei riempie le tazzine, gliele offre. Due chiacchiere sul caffè, sul lavoro, sul tempo, poi cade il silenzio. Quando si alza per prendere la borsa uno dei due risponde ad una chiamata al cellulare e va in terrazza, mentre quello gli passa accanto l’altro, il biondo, le prende morbidamente una mano, l’attira piano verso di sé, lei lo lascia fare, le piace. Lui se la tira davanti, le appoggia le mani sui seni, l’accarezza, le stringe i capezzoli tra le dita, le sfugge un lamento, è già bagnata. Lui le prende ancora la mano, se l’appoggia sul sesso teso imprigionato nei jeans. Un movimento e sono già sul divano nuovo, le toglie il vestito, gli slip, le affonda la faccia fra le cosce, la lecca veloce, risale con la lingua a succhiarle i seni mentre lei l’aiuta a svestirsi. E’ splendido, ora vede tutto quello che i jeans lasciavano appena intuire, lo prende dentro in pieno, gli chiede di scoparla forte, forte, più forte, poi viene senza aspettare altro, lui subito dopo, gode a sentirne i muscoli della schiena, prima contratti, che si rilassano. Poi le chiede cortesemente se può fare una doccia, certo che può, gli mostra il bagno.

Adesso è rientrato l’altro, è seminuda, non dice niente ma la guarda fisso. Lei non ha goduto ancora abbastanza, lo valuta, accetta l’offerta sorridendo, lo precede nel bagno grande a quest’ora pieno di sole, le orchidee li guardano entrare. Aspetta. Lui apre l’acqua e attiva l’idromassaggio, si spoglia, anche lui è una gloria fatta corpo fisico. Entra nella vasca e l’attira su di sé di schiena, lei può vedere tutto nelle mattonelle lucide, due acquerelli che si scopano nell’acqua che ribolle, bianca. Prima le tocca la fica aprendola, rosa, con le mani, la penetra con due dita massaggiandole il clitoride con il polso, mentre con l’altra mano la tiene ferma su di sé, sente il suo cazzo duro che le preme sul dorso. Lei gli copre la mano con la propria, gode di ogni movimento, di ogni penetrazione. Lui ansima, le lecca la schiena e poi inarca il bacino e glielo infila a fondo, ogni volta attirandola su di sé, lei non perde un movimento, il riflesso amplifica tutto. Le toglie il cazzo di dentro e lei non vorrebbe, ma è solo per farla appoggiare con le mani al bordo, poi si inginocchia dietro di lei e la penetra di nuovo, a lungo, finché le viene dentro e allora anche lei viene, liscia, e continua a muoversi intorno al cazzo finché non diventa troppo morbido, allora scivola nella schiuma, appagata.

Si lavano, prima uno poi l’altro, lei mette l’accappatoio, lui si riveste. Nel soggiorno, l’altro ha già portato via attrezzi e cartoni. Lei salda la fattura, aggiungendo una mancia generosa. La salutano, ringraziandola di tutto.

Grazie a voi!”

Risponde lei.

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